
Francia, la sfiducia di Le Pen a Barnier. E ora traballa anche Macron

Dopo meno di tre mesi, il governo di Michel Barnier rischia di cadere e di passare alla storia della Quinta Repubblica come il più breve. Il primo ministro francese ha attivato l’articolo 49.3 della Costituzione per far approvare il controverso disegno di legge sul finanziamento della sicurezza sociale (PLFSS), che era in discussione all’Assemblea nazionale. Lo speciale strumento costituzionale consente di far adottare un testo senza passare dal voto dell’Assemblea, esponendo però il governo alla possibilità che venga presentata una mozione di sfiducia che, se approvata, lo farebbe cadere. Le opposizioni già hanno annunciato più di una mozione di censura, che una volta depositate vengono esaminate 48 ore dopo. Per passare servono i voti della maggioranza assoluta dei membri dell’Assemblea nazionale, cioè 289 su 577. Sarebbe la prima volta dalla caduta del governo di Georges Pompidou nel 1962. La France insoumise ha presentato una mozione di sfiducia a nome del Nuovo Fronte Popolare, cofirmata da tutti i gruppi dell’alleanza di sinistra.

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«Tutte le manovre per salvare il governo Barnier sono fallite. Cadrà. Ed Emmanuel Macron, che è l’unico responsabile della crisi finanziaria e politica, deve andarsene per ridare parola ai voti dei francesi», l’affondo del leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon. Il bilancio all’insegna dell’austerità di Barnier, con 40 miliardi di euro di tagli e 20 miliardi di euro di aumenti delle tasse, è stato fortemente criticato. A nulla sono valse le aperture del premier, come sull’eliminazione di un aumento delle tasse sull’elettricità. Né l’assicurazione, durante una telefonata con Marine Le Pen, che il governo si impegnerà a non sospendere i rimborsi di alcuni medicinali nel 2025, come richiesto dal Rassemblement National per evitare che votasse la sfiducia. Le Pen ha rilanciato chiedendo al governo di rinunciare alla deindicizzazione delle pensioni. «Credo che siamo giunti a un momento di verità che mette ognuno davanti alle proprie responsabilità», ha detto Barnier all’Assemblea, «spetta ora a voi decidere se adottare un testo o entrare in un territorio sconosciuto», «il popolo francese non ci perdonerebbe mai se preferissimo gli interessi privati al futuro della nazione». Il presidente di Rn, Jordan Bardella, che in mattinata aveva annunciato l’intenzione di votare la sfiducia «a meno di un miracolo dell’ultimo minuto», ha attaccato dicendo che «non c’è via d’uscita per un governo che ha ripreso il cammino macronista, che si rifiuta di prendere in considerazione l’emergenza sociale della fine del mese e che ignora la necessità di rilanciare la crescita».

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Mentre Le Pen ha rimarcato che «le cose erano chiare, Michel Barnier non ha voluto rispondere alle richieste degli 11 milioni di elettori del Rassemblement National. Ha invitato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, noi ci prenderemo le nostre. Presenteremo una mozione di censura», «voteremo le mozioni di sfiducia e prima di tutto la nostra», perché «i francesi ne hanno abbastanza di essere spremuti e maltrattati. Non possiamo lasciare la situazione così com’è». La situazione di stallo politico ha destabilizzato i mercati finanziari, con tassi sul debito in forte aumento per i timori di una prolungata instabilità. Barnier ha avvertito di una «grave turbolenza» se il bilancio non verrà approvato, ma i critici hanno liquidato le sue affermazioni come allarmistiche. La Francia da mesi è alle prese con un’Assemblea nazionale frammentata dopo le elezioni anticipate di giugno, in seguito alle quali nessun partito o coalizione ha una maggioranza. Il presidente Macron ha nominato Barnier a settembre per rompere l’impasse e affrontare il deficit crescente. Se il governo cadrà, Macron rimarrà presidente, ma dovrà nominare un nuovo premier, con l’incertezza che minaccia di aggravare la situazione economica della Francia e di riverberarsi su tutta l’eurozona. Fonti vicine al presidente Macron, in visita di Stato fino a mercoledì in Arabia Saudita, riferiscono di un «auspicio alla stabilità» nella consapevolezza che il «destino del governo Barnier è nelle mani dell’Assemblea nazionale». Giovedì il premier francese è atteso a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni. Probabile la visita venga annullata.

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