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Via dalla Francia, la Nuova Caledonia vuole il divorzio. Macron lo boccia così

Alessandra Zavatta
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La Nuova Caledonia torna a chiedere l'indipendenza il giorno della visita di Emmanuel Macron. Ma il presidente francese boccia qualsiasi ipotesi di sciogliere i legami con il territorio d'Oltremare. "Gli ultimi tre referendum hanno dimostrato come la popolazione della Nuova Caledonia voglia restare con Parigi", ha affermato oggi nella conferenza stampa a Noumea, subito dopo l'arrivo nell'arcipelago del Pacifico, possedimento francese dal 1853. Nonostante tre voti di indipendenza falliti, la questione dell'autodeterminazione rimane in prima linea per molti. Macron dovrebbe incontrare durante la visita di Stato questa settimana i leader locali per discutere dello status futuro della Nuova Caledonia. Il 40% dei residenti sono indigeni Kanak, la maggior parte dei quali vorrebbe "divorziare" da Parigi. I partiti indipendentisti, al potere dal 2017, vogliono la piena sovranità entro il 2025. Quelli contrari all'indipendenza dicono che non serve un altro referendum. Anzi chiedono una maggiore integrazione con la Francia. Dal 2018, la Nuova Caledonia ha tenuto tre consultazioni sull'indipendenza. I primi due sondaggi hanno visto un aumento del voto indipendentista dal 43,3% nel 2018 al 46,7% nel 2020. Ma quando è stato indetto il referendum finale, nel 2021, i partiti indipendentisti hanno boicottato il voto a causa dell'impatto del Covid sulla popolazione Kanak e l'affluenza alle urne è stata di poco superiore al 40%. Gli indipendentisti si  sono rifiutati d riconoscere il risultato.

 

 

 

Di fatto il "divorzio" è stato bocciato. Di qui le parole con le quali Macron ha ricordato gli "stretti legami della Nuova Caledonia con la Francia" e la "strategica posizione nel Pacifico con le forze della Marina e dell'Aeronautica qui dislocate". "La Nuova Caledonia ha un ruolo da svolgere nell'area indo-pacifica", ha sottolineato il presidente francese che nei prossimi giorni sarà in visita anche in Papua Nuova Guinea. La Francia ha lasciato aperta la possibilità di un altro voto tra una o due generazioni, ma la coalizione indipendentista ha rifiutato questa tempistica. Laurie Humuni, segretario generale dell'Oceanian Democratic Rally, ha annunciato che il movimento riaprirà i negoziati “perché non vogliamo cadere nella trappola della neo-colonizzazione”. I gruppi indipendentisti stanno, inoltre, portando avanti le  rivendicazioni anche  presso le Nazioni Unite. Contemporaneamente gruppi di cittadini hanno avviato ricorsi sulla validità del referendum del 2021 presso i tribunali francesi e  la Corte europea dei diritti dell'uomo.

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