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Guerra in Ucraina, la Ue non rispetta le promesse fatte: addio a 3 miliardi di aiuti

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Per la prima volta l’Unione europea ammette di non essere in grado di rispettare una promessa fatta all’Ucraina: doveva garantire 9 miliardi di euro di prestiti per quest’anno ma ne arriveranno solo sei. Perché per gli ultimi tre, tanto attesi entro la fine del 2022, slitteranno a gennaio e faranno parte di un pacchetto strutturale di 18 miliardi annui (1,5 al mese). In totale l’Ue avrà contribuito per 7,2 miliardi (ai sei già citati si aggiungono 1,2 miliardi erogati da fondi diretti della Commissione, senza ricorrere alle garanzie degli Stati). 

 

 

«Purtroppo dopo una lunga discussione, già da metà anno, non è stato possibile trovare una soluzione per erogare all’Ucraina 3 miliardi di euro di assistenza macro-finanziaria entro quest’anno. Per questo insistiamo che nel pacchetto del 2023 la prima erogazione avvenga già a gennaio. Dobbiamo garantire il pagamento a gennaio considerando l’urgenza delle esigenze finanziarie dell’Ucraina», ha spiegato il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, al termine della riunione dell’Eurogruppo in cui i ministri hanno dato il via libera al pacchetto da 18 miliardi affossando allo stesso tempo la tranche da tre miliardi prevista entro il 2022. «È molto difficile guardare negli occhi i ministri ucraini. Abbiamo promesso aiuti perché hanno problemi con le infrastrutture, il sistema di sicurezza sociale e il bilancio. È difficile spiegare loro perché siamo incapaci di rispettare le promesse fatte dai nostri stessi governi in modo che i soldi vengano stanziati entro la fine dell’anno», ha ammesso Zbynek Stanjura, ministro delle Finanze della Repubblica Ceca, Paese che presiede il Consiglio Ue. «Devo dare credito alla proposta della Commissione e se c’è un ritardo solo fino all’inizio di gennaio non sarà eccessivo», ha aggiunto il ministro. «Faccio appello a tutti gli Stati membri a fare in modo che si possa guardare avanti e garantire un aiuto efficace perché l’Ucraina ha bisogno di questi soldi per la guerra con la Russia», ha concluso. 

 

 

A complicare la partita dei prestiti è la necessità di garanzie (al 61%) che turbano diversi Paesi, in primis la Germania. Che finora ha preferito la formula delle sovvenzioni invece dei prestiti, più facili da gestire anche in termini legislativi. C’è inoltre l’Ungheria che, anche per esercitare pressione sulla Commissione europea (e portarla a sbloccare il suo Pnrr da 7,2 miliardi), ha già fatto sapere di non voler autorizzare in alcun modo nuovi prestiti a livello europeo a sostegno dell’Ucraina. Preferisce la via bilaterale.

 

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