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Ucraina, Zelensky rimuove cinque ambasciatori: c'è anche Melnyk. Giallo sulla mossa del presidente

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha destituito gli ambasciatori in Germania, Ungheria, Norvegia, repubblica Ceca e India. Lo riferisce il sito Ukrinform, citando il relativo decreto presidenziale.

Le intemperanze verbali di Andriy Melnyk, fino a poche ore fa ambasciatore ucraino a Berlino, lo avevano reso indigesto a molti tedeschi, tanto da spingere alcuni cittadini a lanciare petizioni per chiederne l'espulsione. L'ultimo exploit potrebbe essergli stato fatale, dal momento che in Germania non è consentito trattare la Shoah con disinvoltura eccessiva. Alcuni giorni fa il controverso diplomatico era infatti salito di nuovo agli onori delle cronache per un'intervista nella quale aveva assicurato che il nazionalista Stepan Bandera non prese parte alla persecuzione degli ebrei ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale, quando collaborò con l'invasore nazista. Parole che costrinsero il ministero degli Esteri di Kiev a prendere le distanze.

Non è al momento noto se le esternazioni di Melnyk su Bandera siano state la ragione del suo allontanamento o un pretesto per imprimere un cambio di marcia ai complicati rapporti tra Zelensky e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che fu definito dall'ormai ex ambasciatore una "salsiccia di fegato offesa" per essersi rifiutato di recarsi a Kiev in seguito al no delle autorità ucraine alla visita del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Melnyk era stato in prima linea nell'attaccare Steinmeier anche per le posizioni filorusse assunte quando guidava il ministero degli Esteri, posizioni sulle quali l'esponente socialista ha poi fatto autocritica. E aveva incalzato senza requie Scholz per la sua riluttanza a fornire armi pesanti a Kiev, bollando come "deludente" l'approccio cauto di Scholz. Diplomatico di carriera, in servizio dal 1997, Melnyk non è certo lo stereotipo dell'ambasciatore dai toni felpati e circospetti. Eppure, secondo Deutsche Well, "la maggior parte degli osservatori è unanime nel ritenere che nessun altro diplomatico a Berlino abbia mai avuto la sua stessa influenza sulla politica estera tedesca". Quarantasei anni, una formazione in relazioni e diritto internazionali, capo missione a Berlino dal 2014, ma con esperienze anche in Austria, Melnyk parla fluentemente il tedesco, lingua che usa sui social per commentare, senza troppa diplomazia, le mosse tedesche riguardo la crisi nel suo Paese. Già nelle settimane in cui era scattato l'allarme per una possibile invasione russa, l'ambasciatore si era fatto loquace su Twitter e con la stampa, criticando i tentennamenti del governo di fronte alle tensioni con Mosca, chiedendo "la fine definitiva del Nord Stream 2 sul piano politico e legale", in un'offensiva mediatica che trovò comprensione anche tra i suoi detrattori in Germania e sembrò parte di una strategia più ampia indicata da Kiev: lo stesso Zelensky non esitò a chiedere a Berlino un maggiore impegno.

A metà febbraio, prima dell'invasione e in vista della missione di Scholz a Mosca del 15 febbraio, volta a perseguire quella che allora sembrava ancora una possibile de-escalation tra i due Paesi, l'ambasciatore Melnyk aveva auspicato che il cancelliere sbattesse "non solo il pugno, ma forse anche la scarpa se necessario, sul famigerato lungo tavolo del Cremlino per riportare Putin alla ragione e seppellire i suoi folli piani di conquista". Bollato come 'persona non grata' da Kiev che non lo volle nella visita congiunta dello scorso aprile con i presidenti di Polonia e Paesi baltici, Steinmeier fu costretto a un mea culpa proprio dal duro intervento di Melnyk sul perché l'Ucraina ritenesse "indesiderabile" la presenza del presidente federale, già capo della cancelleria ai tempi di Gerhard Schroeder e due volte ministro degli Esteri nei governi Merkel. Parlando con il Berliner Tagesspiegel, il 2 aprile, l'ambasciatore affermo' che Steinmeier era al centro di una "rete di collegamenti" tedeschi con Mosca, che considera "sacri" i rapporti con la Russia e quindi "non puo' fare nulla per l'Ucraina". Il presidente, due giorni dopo, ammise i suoi errori: "abbiamo mantenuto in vita dei ponti alla quale la Russia non credeva più e rispetto ai quali i nostri partner ci avevano più volte avvertito". "Si è trattato di un errore tener fede al progetto", aggiunse Steinmeier riferendosi al Nord Stream 2, oggi congelato. Melnyk non fu diplomatico neppure di fronte a questo mea culpa: "Per noi è importante che a queste parole seguano i fatti, ma i fatti non ci sono". Altrettanto accesa fu la polemica sulla prudenza di Berlino su ulteriori forniture militari a Kiev. Scholz dichiarò a fine aprile di aver presentato una lista di armi che l'Ucraina avrebbe potuto comprare dall'industria bellica con i due miliardi di euro promessi da Berlino. Ma subito fu smentito da Melnyk, secondo il quale sulla lista "non ci sono le armi" di cui il suo Paese ha bisogno. Siamo "delusi" e "amareggiati" dall'atteggiamento di Scholz, rincarò la dose il diplomatico.

Parlando alla stampa tedesca, Melnyk ha criticato anche molti rappresentanti dell'attuale governo federale, che accusa di aver frainteso la situazione in Ucraina e gli antefatti dell'aggressione russa. L'Ucraina non ha dimenticato non solo Nord Stream 2, ma anche che, da cancelliera, Angela Merkel si oppose all'ingresso del Paese nella Nato. Per le sue uscite, Melnyk si è attirato critiche sia in Russia che in Germania. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, lo ha definito "sconvolto dal nazionalismo" e si è chiesta come Berlino possa tollerare tali diplomatici. Contro di lui puntò il dito anche l'ex ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, che lo accusò di diffamazione e di diffondere false voci sul presidente federale. A suo dire, Steinmeier "quando era ministro degli Esteri tedesco, insieme a Merkel, ha fatto più di chiunque altro in Europa per sostenere l'Ucraina". Pronta la risposta di Melnyk su Twitter: "La vecchia amicizia non arrugginisce", scrisse, alludendo ai rapporti di Gabriel con Mosca. E a chi gli domandava se con le sue uscite non vada troppo oltre il suo incarico, Melnyk rispondeva secco: "Se la nostra voce non viene ascoltata o viene ignorata, devo alzare il volume".

 


 

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