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l'offensiva turca

Siria sotto attacco. Bombardamenti senza tregua

Continuano i raid contro i curdi: vittime fra i civili. Oggi Consiglio di Sicurezza Onu

Siria sotto attacco. Bombardamenti senza tregua

Dopo aver avviato ieri la sua offensiva contro le milizie curde Ypg nel nord-est della Siria la Turchia prosegue anche i raid aerei sul vicino nord Iraq.

Ankara soffia sul fuoco della guerra che dura dal 2011 e riportando sotto i riflettori il dramma della popolazione civile. Ieri poco dopo l’annuncio del premier Recep Tayyip Erdogan sull’inizio dell’operazione contro "i terroristi", è arrivata la notizia di raid aerei e spari d’artiglieria nella regione siriana vicina al confine turco. Erdogan, nel suo annuncio, ha citato come obiettivi «Pkk/Ypg e Daesh», cioè il Partito dei lavoratori del Kurdistan, le Unità di protezione popolare curde siriane, e il gruppo estremista islamico Isis. In serata, il ministro della Difesa ha dato il via anche all’offensiva di terra, verso la città di Tal Abyad, controllata dalla milizia delle unità di protezione del popolo (YPG). Il tutto tre giorni dopo l’annuncio del presidente statunitense, Donald Trump, sul ritiro delle truppe americane che servivano di fatto da cuscinetto su quella frontiera. Le forze curde alleate (sino a quel momento) degli Usa e decisive nella lotta all’Isis sono così state abbandonate al loro destino, scatenando la condanna e l’allarme internazionale. 

"L'operazione prosegue con successo secondo i piani" scrive oggi in una nota il ministero della Difesa di Ankara, secondo cui "gli obiettivi prestabiliti sono stati conquistati" e l'offensiva è proseguita la scorsa "notte per via aerea e terrestre". L’esercito turco ha colpito 181 obiettivi curdi nella Siria nordorientale dall’inizio dell’offensiva militare, l’operazione è stata decisa dalle autorità turche per eliminare la minaccia posta dalle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) ai confini con la Turchia.

Il presidente Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per i prigionieri dell'Isis probabilmente in fuga mentre gli Stati Uniti lasciano la Siria settentrionale, sarebbero diretti in Europa. "Stanno per fuggire in Europa. Ecco dove vogliono andare. Vogliono tornare a casa loro" ha dichiarato il presidente Usa Trump - in patria alle prese con le indagini per un suo impeachment - e che sul piano estero lascia dunque campo libero a Erdogan, ma manda anche messaggi contraddittori: minaccia di «annientare» economicamente la Turchia se «andrà oltre i limiti», descrive l’offensiva come una «cattiva idea».

Pioggia di critiche dalla comunità internazionale contro Erdogan: l’Ue ha chiesto ad Ankara «moderazione» e di «fermare le operazioni», mentre la Nato si è limitata - attirandosi critiche - a domandarle di «agire con moderazione e garantire che le vittorie raggiunte contro l’Isis non siano messe a repentaglio». L’Olanda ha convocato l’ambasciatore turco, Londra si è detta «seriamente preoccupata» mentre il Consiglio di sicurezza Onu si riunirà in via d’emergenza giovedì. In Italia, il premier Giuseppe Conte si è detto «preoccupato» per «l’iniziativa unilaterale» e la sua ricaduta sulla popolazione. Analoga la posizione del ministro degli Esteri, Luigi di Maio: le «azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica». E per la Germania l’offensiva «rischia di far rinascere» l’Isis.

Erdogan lega i combattenti curdi oltre confine con i militanti separatisti in Turchia e li bolla tutti come «terroristi», mentre spera al contempo di rimandare in Siria parte dei 3,6 milioni di profughi di guerra rifugiati nel suo Paese. L’Osservatorio siriano dei diritti umani ha parlato di almeno 15 morti nei primi attacchi turchi, di cui almeno 8 civili. Migliaia i civili in fuga dai bombardamenti vicino al confine, nelle zone di Ras al-Ain e Tal Abyad, e le forze curde hanno dato notizie di varie vittime, sia tra i combattenti delle milizie anti-Isis, sia tra i civili. Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno parlato di «bombardamenti intensivi dei jet turchi su postazioni militari e villaggi civili, chiedendo agli Usa e alla coalizione internazionale di applicare una »no-fly zone per fermare gli attacchi alla popolazione civile.

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