Negli stessi giorni in cui è in corso la conferenza internazionale per il clima a Parigi, in cui i governi di tutto il mondo si impegnano a ridurre le emissioni inquinanti, la Cina attiva l’allarme rosso per lo smog. È la prima volta che accade dopo l’approvazione del piano d’azione per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico del 2013. L’allerta lanciata ieri è la massima possibile. Il livello di polveri sottili a Pechino ha superato infatti la soglia di sicurezza consentita dagli esperti. Anche la visibilità è ridotta notevolmente nella capitale cinese a causa di un fitta nube. Già da qualche giorno le regioni del nord della Cina sono preda di questa una pesante coltre satura di smog che rende difficoltosa la respirazione, e aumenta del 20% il rischio di contratte il cancro. Ieri mattina le autorità di Pechino hanno quindi deciso di correre ai ripari, annunciando per oggi l’attuazione del codice rosso, che scatta dalle 7 di oggi e termina alle 12 di giovedì, a cui seguirà l’attuazione di una serie di misure nella capitale volte a contrastare la diffusione di polveri sottili e agenti inquinanti nell’atmosfera. Tra queste, un tetto alle emissioni da parte delle industrie; dalle autorità è arrivato anche l’invito a chiudere le scuole dell’infanzia, elementari e medie. Per gli istituti superiori è stata stabilita invece l’interdizione a tutti gli allievi di effettuare attività all’esterno degli edifici scolastici; stessi divieto vale per i lavoratori che svolgono professioni all’aria aperta (ad esempio le ditte edili); la circolazione alle auto sarà limitata in base al numero pari o dispari della targa e del numero della propria patente (e la stessa regola sarà applicata al 30% di quelle governative); vietati anche fuochi d’artificio e barbecue all’aperto. Chi deve per forza di cose restare all’aria aperta è invitato ad indossare mascherine protettive contro le polveri sottili. Il codice rosso sembra per molti una "conquista": già la scorsa settimana i livelli di allerta erano stati superati, ciononostante si era mantenuto il codice arancione. Da più parti si contesta infatti la scarsa volontà da parte di Pechino di fare fronte in modo risoluto e decisivo al problema del forte inquinamento, causato dall’iperattivo comparto industriale e dall’elevato numero di abitanti nel Paese, che comporta una consistente quantità di autoveicoli su strada. Alle 21 di ieri sera, le 14 in Italia, il livello dell’inquinamento atmosferico non era ancora classificato come «pericoloso» ma come «molto insalubre». La settimana scorsa il fitto strato di smog di colore grigio-giallastro era arrivato a superare una concentrazione di 600 microgrammi di pm 2.5 per metro cubo di aria, oltre venti volte la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, di 25 microgrammi per metro cubo per metro cubo di aria. L’inverno è il periodo a maggiore rischio smog per la capitale cinese, a causa della ripresa degli impianti di riscaldamento alimentati in gran parte ancora a carbone. Il governo cinese ha promesso lo scorso anno di raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030 e di ridurre il consumo di carbone di cento tonnellate all’anno entro il 2020, una quantità molto inferiore alle 4,2 miliardi di tonnellate consumate nel 2012. Entro il 2030, la Cina punta, poi, a una riduzione di circa il 60-65% degli agenti inquinanti rispetto ai livelli del 2005.
A Pechino è allarme rosso inquinamento
Allerta massima nei giorni della conferenza su ambiente e clima di Parigi Difficile respirare in strada, obbligo di portare la mascherina e scuole chiuse
