«È ora di metter da parte i contrasti e fare fronte comune contro il terrorismo»: Khalid Chaouki, deputato del Pd di origine marocchina, sa che non tutti gli esponenti del mondo islamico italiano hanno aderito alla manifestazione della quale è tra i primi promotori. Ma la considera un buon punto di partenza per un dialogo più ampio. Onorevole Khalid Chaouki, qual è lo spirito di «Not in my name», oggi a Roma? «Oggi per la prima volta i mussulmani italiani, nonostante le loro divisioni interne, danno una risposta straordinaria e affermano con parole nette e con coraggio una condanna al terrorismo di matrice islamica. Dopo l’evento tragico che ha colpito la Francia e tutte le nazioni abbiamo il dovere di sostenere questa iniziativa. Spero che oggi ci sia una rappresentazione forte della società italiana che, insieme ai suoi mussulmani, sfidi la paura del terrorismo e rilanci una possibile e necessaria convivenza, nel nome della sacralità della vita». Salvini non verrà. «Matteo Salvini perde una grande occasione per affermare responsabilità e unità di fronte a un pericolo che ci minaccia tutti e che non può essere affrontato con facili slogan o demagogia. L’Isis va contrastato con la forza delle armi e con l’intelligence. Ma senza una solida alleanza con la stragrande maggioranza dell’Islam in Italia e nel mondo non ce la faremo mai a estirpare questo cancro. Invito Salvini a imparare dalla sua collega Le Pen che si sta dimostrando una leader che capisce la serietà del momento». Per alcuni esponenti del mondo islamico questa manifestazione è troppo politicizzata. «Abbiamo fatto un appello a tutta la società italiana, nella quale naturalmente rientrano anche i politici, che hanno un ruolo importante in questa e in altre occasioni. Ma i veri protagonisti saranno prima di tutto i mussulmani, che hanno il compito di ristabilire un clima di fiducia in tutta la società e soprattutto nella Capitale, dove si sta per celebrare il Giubileo. Sarà tuttavia decisiva anche la presenza delle istituzioni, perché i politici rappresentano la società, della quale i mussulmani fanno parte integrante». C’è tensione nella comunità islamica romana? «La manifestazione sarà un primo passo importante. Ma subito dopo dovremo tutti mettere bene in chiaro quale modello di convivenza vogliamo costruire e quali saranno le parole d’ordine. Per me dovranno essere: condivisione, libertà, uguaglianza e anche trasparenza. Verificando chi vorrà stringere questo patto forte, all’interno della nostra comunità. Senza zone d’ombra». In piazza ci saranno personalità della Comunità ebraica, ma non, ad esempio, l’Associazione delle donne marocchine. «Dobbiamo dire no alla violenza nel nome di alcun dio e dare solidarietà al popolo francese: l’invito è a mettere da parte i pregiudizi e pensare al bene comune».
«Caro Matteo perdi una grande occasione»
Antonio Angelia.angeli@iltempo.it «È ora di metter da parte i contrasti e fare fronte comune contro il terrorismo»: Khalid Chaouki, deputato del Pd di origine marocchina, sa che non tutti gli...
