I risparmiatori sono disorientati dalle crisi finanziarie improvvise come le ultime fibrillazioni provocare dalla Credit Suisse e dalla Silicon valley bank. Ma è proprio questo il momento della cosiddetta «semina d’oro» perché succede raramente quello che si ha oggi e cioè che, sia l’azionario sia l’obbligazionario, siano a sconto. Dunque chi investe oggi la liquidità con il giusto orizzonte temporale e la massima diversificazione possibile ha buone probabilità di aumentare il proprio patrimonio. La volatilità, se interpretata in maniera corretta, può diventare un acceleratore di performance, mentre il ritorno dell’inflazione può aiutarci ad adottare una gestione coerente dei risparmi rispetto ai nostri bisogni e progetti di vita. A tracciare il quadro dello stato attuale dei mercati è Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum.
Difficile convincere i piccoli investitori a investire...
«In momenti come questi chi fa il consulente deve avere chiara l’importanza di stare vicino ai clienti con l’obiettivo fondamentale di rappresentare un contrappeso razionale all’emotività. Certo, è comprensibile il disorientamento delle persone. Nel 2022 sia il settore azionario sia l’obbligazionario hanno perso valore per la guerra e l’inflazione. A far paura non è tanto la profondità della crisi ma la sua durata. E più passa il tempo più si fa fatica a trasmettere lucidità e un orizzonte prospettico.
Cosa può aiutare?
«Sicuramente rileggere la storia. Negli ultimi 60 anni le crisi significative si sono manifestate ogni due o tre anni. Dagli anni ’70 penso alla guerra del Vietnam, le crisi petrolifere del 1973 e dell’82 e tante altre. Se alziamo lo sguardo si constata che lo sviluppo avviene sempre in costanza di crisi. Nello stesso arco di tempo, infatti, il Pil mondiale è cresciuto da 10.871 a 86.653 miliardi di dollari. Cioè è aumentato di otto volte. Questo perché alle crisi si susseguono fasi di espansione che recuperano i valori perduti.
Perché accade questo?
«Nelle fasi di espansione la ricerca di efficienza viene meno perché le cose vanno bene. Ma è proprio la mancanza di stimoli a generare il virus della crisi che arriva in seguito».
Cosa occorre fare?
«Alzare lo sguardo e avere un orizzonte più alto. Trovare lucidità e prospettiva. Perché lo sviluppo non si ferma. Ogni giorno sul pianeta si svegliano miliardi di persone che vogliono semplicemente migliorare la loro condizione. A questo motore poderoso, che è il desiderio umano, si aggiunge la tecnologia digitale che arriverà nei prossimi anni. Una nuova rivoluzione in grado di raddoppiare l’efficienza ogni sei mesi.
Di che tipo di tecnologia parla?
«Parlo della tecnologia digitale in senso lato. La robotica ha fatto passi da gigante nella fluidità di movimento, ma anche l’intelligenza artificiale consente una velocizzazione dei processi che non riusciamo a immaginare.
Come si deve comportare un comune investitore?
«Esiste una regola universale. Quando si fanno le cose per bene non si sbaglia mai. Tradotto, vuol dire avere chiaro per quale motivo si risparmia con tanta fatica. Le funzioni del risparmio sono tre. Primo: proteggere la famiglia delle fragilità, ovvero garantire continuità di reddito anche in caso di imprevisti. La seconda area è legata ai bisogni di vita, che, con l’allungamento della vita media, si sono dilatati sull’asse temporale. Secondo uno studio della Luiss oggi un giovane raggiunge la totale autonomia finanziaria a quaranta anni. Nel 2030 la stessa sarà ottenuta a 48 anni. Ciò significa che i genitori dovranno continuare a integrare il loro reddito anche dopo gli studi. La generazione di mezzo, oltre ad occuparsi dei figli, dovrà provvedere anche ai genitori anziani. Oggi il 35% della popolazione si occupa di persone non autosufficienti. Infine ci sono i progetti, come una vacanza di un certo tipo o la casa al mare.
Strategia?
«Ci deve essere coerenza tra la funzione del risparmio e l’impiego. In Italia siamo bravissimi a risparmiare ma non a far in modo che il denaro accantonato lavori per noi».
Ora si è messa di mezzo anche l’inflazione?
«Per decenni i titoli di Stato hanno viziato i risparmiatori con rendimenti elevati. Poi i tassi negativi hanno portato a un eccesso di liquidità sui conti. Così sui 5mila miliardi di ricchezza finanziaria, ben 3mila sono rimasti sui conti correnti a tasso zero».
Risultato?
«Dal 2010 al 2021 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è aumentata del 32%, contro il 118% negli Usa, quasi quatto volte tanto. La differenza si spiega con il fatto che la loro cultura finanziaria ha portato a un impiego più efficiente delle risorse. Ora è l’inflazione può spingerci ad adottare un’allocazione più produttiva dei capitali.
Il caro vita rientrerà?
È probabile che torni a flettere. Le banche centrali hanno come obiettivo di tornare al 2%, nel frattempo si sta attenuando il grosso impatto sui prezzi determinato dalla chiusura del mondo a causa del Covid. Il sistema economico non era preparato e, alla riapertura, voglia di tornare a essere liberi ha messo in circolazione una gran massa di denaro. La stretta monetaria sta ricreando un nuovo equilibrio.
Che cosa vede oggi nei mercati finanziari?
«Sono le cosiddette stagioni della semina d’oro. Chi investe oggi fa bingo due volte. Diversificare è la prima regola per non sbagliare. La seconda è restare investiti un tempo sufficiente. Oggi l’alta volatilità può diventare un acceleratore di performance.
Come può un risparmiatore navigare in acque tanto agitate?
«Non ci si cura da solo. È tempo di fare un passo avanti e sostituire il fai da te con professionisti in grado di ascoltare il cliente e di prenderlo per mano verso una pianificazione patrimoniale>.
