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La fosca previsione della Bce: “Verso la recessione. I tassi devono aumentare ancora”

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La Bce raffredda gli animi dei cittadini dell’Unione europea. Nel Bollettino economico dall’istituto guidato da Christine Lagarde non arrivano buone notizie sulle prospettive dei prossimi mesi, con una possibile crisi dietro l’angolo: “L'economia dell'area euro, nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023, potrebbe subire una contrazione dovuta alla crisi dell'energia, all'elevata incertezza, all'indebolimento dell'attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive e con rischi orientati al ribasso, ma una eventuale recessione sarebbe relativamente breve e di lieve entità. Al contrario si notano segnali positivi dall’occupazione, aumentata dello 0,3% nel terzo trimestre, e dalla disoccupazione, al nuovo minimo storico del 6,5% a ottobre”.

 

 

La Bce dà anche uno sguardo alla situazione dell’inflazione dei prezzi nel territorio continentale: “Le pressioni sui prezzi restano forti in tutti i settori. Nel periodo tra settembre e metà dicembre 2022, fra aspettative di un inasprimento più marcato della politica monetaria, i tassi di interesse a più lungo termine sono cresciuti, nel complesso, solo lievemente e i differenziali sui titoli di Stato si sono ridotti”. Da Francoforte in particolare hanno dedicato un'analisi sull'andamento dei mercati finanziari che si sofferma su Italia e Grecia. Un ragionamento che pare smentire chi temeva un'impennata degli spread fra annunci di rialzi dei tassi e smantellamento del Qe: “I differenziali sui titoli di Stato italiani e greci a dieci anni - nota il documento - sono scesi, rispettivamente, di 18 e 22 punti base”.

 

 

Inoltre per la Bce “i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% nel medio termine”. La banca centrale ha infine confermato che da marzo il portafoglio dei bond acquistati negli anni col programma 'App' “sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile pari, in media, a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e che verrà poi determinato nel corso del tempo”.

 

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