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I dati Istat al primo trimestre: altro che ripresa economica, stiamo peggio del 2020

Tommaso Carta
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Un quadro in chiaroscuro. Con una ripresa che è partita ma resta ancora debole. Sono queste le conclusioni che si traggono dalle stime di crescita disegnate dall'Istat. Nel primo trimestre 2021 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, ma altresì risulta in diminuzione dello 0,8% nei confronti del primo trimestre 2020. In questo quadro resta incerto andamento del mercato del lavoro con un recupero di posti assai modesto e una perdita complessiva rispetto al periodo pre-Covid che raggiunge le 800 mila unità. Le stime presentano una revisione al rialzo rispetto a quelle diffuse il 30 aprile scorso, quando la variazione congiunturale del Pil era stata del -0,4% e quella tendenziale del -1,4%. A questo punto la variazione acquisita per il 2021 è pari a +2,6%. Ombre invece sull'andamento dei consumi scesi dell'1%, mentre gli investimenti sono cresciuti del 3,7%.

 

 

Analoghe difficoltà sul fronte occupazione. Ad aprile prosegue la crescita già registrata nei due mesi precedenti, portando a un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a gennaio 2021. Tuttavia rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono oltre 800 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali. Quadro che induce i sindacati a spingere per il mantenimento del blocco dei licenziamenti. Sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra: «Il tessuto sociale resta fragilissimo, con oltre mezzo milione di posti a rischio. Impensabile in queste condizioni non prorogare il blocco generalizzato dei licenziamenti, al quale va affiancato anche il prolungamento della cassa covid». A disegnare un futuro roseo è invece il premier Mario Draghi, che parla a un'Italia che è «viva, forte e ha tanta voglia di ripartire». Nel suo blitz in Emilia Romagna, dove ha visitato il Tecnopolo di Bologna e il distretto della ceramica di Sassuolo, il presidente del Consiglio percepisce «una voglia di entusiasmo e di sprigionare energie produttive che dà veramente conforto». E lo slancio verso la ripartenza può arrivare dal Decreto semplificazioni, approvato la scorsa settimana in Consiglio dei ministri. «Rappresenta un cambio di passo essenziale per l'Italia», dice Draghi mettendo in luce come il provvedimento «vasto e complesso» riduca «le incertezze e i tempi delle burocrazie semplificando il lavoro dell'imprenditore e la vita del cittadino, senza indebolire i presidi di tutela dell'ambiente, del lavoro, della legalità». Una vera e propria pietra angolare del suo mandato a palazzo Chigi che «ha avuto il sostegno e il contributo di tutte le forze politiche, sociali e sindacali».

 

 

Un lavoro di squadra che, secondo Draghi, è assolutamente essenziale per traghettare il paese nel futuro. «Per rendere questa stagione di ripresa duratura e sostenibile serve un'Italia unita nel desiderio di tornare a crescere», argomenta scandendo le parole con vigore. Il grande timore, infatti, è quello che, finita la pandemia e avviata una forte ripresa, «questa non sia duratura». Gli strumenti per evitare lo scenario a tinte fosche ci sono comunque tutti, a partire dai vaccini. «Grazie all'accelerazione della campagna abbiamo davanti una fase nuova su cui costruire un Paese più giusto e più moderno. E liberare le energie che sono rimaste ferme in questi anni», è il pensiero del presidente del Consiglio. A questo si aggiungono la tempra degli imprenditori che «sono tornati ottimisti» e le previsioni degli enti internazionali. «Stanno rivedendo al rialzo le stime sull'economia italiana», dichiara soddisfatto Draghi.

 

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