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Il programma del ministro Gualtieri

Per la riforma del fisco niente aumento Iva

Pensioni con Quota 100 addio

Per la riforma del fisco niente aumento Iva

L'Iva non si tocca. Non aumenta per finanziare il taglio dell'Irpef. O forse sì. Forse qualcosina si può toccare. Magari con la parola magica che lascia aperta la porta a una manina per intervenire: "qualche lieve rimodulazione". Il tema della riforma fiscale è sempre al centro dei pensieri del ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, che ospite a Omnibus su La7 ha prima detto: "Per il taglio dell'Irpef il Governo non farà cassa con l'Iva". Poi ha aggiunto: "Vogliamo eliminare del tutto le clausole di salvaguardia e stiamo lavorando a una riforma complessiva dell'Irpef ma per farlo non intendiamo fare cassa con l'Iva". Fin qui il sollievo per i consumatori sui quali grava il rischio dell'aumento finale dei prezzi. Ma il ministro Gualtieri si è tenuto un piccolo margine di intervento sull'imposta parlando di "qualche lieve rimodulazione". Che significa aumentare le aliquote su alcune categorie merceologiche e abbassarle su altre. Se fosse una riforma a costo zero il gettito dovrebbe rimanere uguale. E per esempio i ricchi dovrebbero pagare di più beni di lusso come il caviale e lo champagne, e le classi meno abbienti dovrebbero spendere meno per pane e burro. Questa le teoria. Ma la pratica attuazione del proposito non è ancora chiara. E si attendono chiarimenti. 

Gualtieri nel corso dell'intervista ha aperto anche un altro fronte. Quello delle pensioni. Quota 100 per il governo rosso giallo non è sostenibile e il responsabile del ministero dell'Economia è già al lavoro per un cambiamento. "Dobbiamo affrontare una situazione che si deteriorerà. Dopo Quota 100 saranno necessari degli
interventi garantendo l'equilibrio della finanza pubblica. Si figuri se io adesso mi metto a dare i numeri. Dico a tutti non
date i numeri, stiamo facendo un lavoro serio e si tireranno le somme più avanti. Dobbiamo ridurre gli annunci, rimboccarci le
maniche e lavorare insieme". Tradotto: non ci sono risorse per continuare a garantire un trattamento come quello attuale che consente di uscire a 62 anni e 38 di contributi. Per ora si attende. Ma è facile ipotizzare che visti i conti pubblici il prossimo intervento non possa che essere peggiorativo.

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