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Tutti contro i tagli lineari di Giulio

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.L'obiettivo - a tratti velato a tratti no - è fare la «festa» al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e alla sua riforma fiscale. Baldassarri - sollecitato dal direttore de Il Tempo Mario Sechi che modera una delle tavole rotonde - si fa portavoce di un'altra via: stop ai tagli orizzontali, sì ad una riduzione mirata della spesa pubblica e più risorse per gli investimenti che farebbero da volano all'economia reale. «I tagli della spesa sono sempre stati "finti" in quanto riferiti a valori tendenziali che non esistono ancora nella realtà mentre gli aumenti delle tasse sono sempre stati veri», attacca il senatore finiano. Via ai tagli verticali, quindi. Quelli che vanno ad individuare gli sprechi e a tagliare solo dove occorre. È d'accordo anche Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, (che interviene al convegno in sostituzione dell'annunciato Antonio Di Pietro) e - per non farsi mancare nulla propone anche l'abolizione delle Province, la riduzione dei Comuni, delle auto blu, del numero dei parlamentari, delle sedi universitarie e giudiziarie e - addirittura - la fusione di Polizia e Carabinieri. Pier Ferdinando Casini arriva con un paio d'ore di ritardo ma fa in tempo a dire la sua: «I tagli lineari rendono incompatibile qualsiasi iniziativa di riforma. È come quando a calcio si gioca per lo zero a zero, tutti in difesa. È figlio della sconfitta della politica che non ha il coraggio di colpire dove ci sono gli sprechi». Pdl e Lega hanno la responsabilità e l'indelicatezza di non presentarsi a difendere l'operato del governo (in programma c'erano gli interventi di Angelino Alfano e Roberto Maroni). Ma alla fine la verità scappa di bocca a Casini: «I tagli selettivi non li farà mai nessuno perché chi li fa perde le elezioni». Almeno qualcuno lo ha detto.

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