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L'unità d'Italia è avvenuta grazie alla sagacia di Cavour, primo ministro piemontese del Regno di Sardegna.

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Pratoinvita i giovani ad iscriversi alla facoltà di agraria sottolineando come l'idea bucolica della agricoltura, area per lavoratori braccianti addetti «ad un lavoro sporco e poco dignitoso» sia superata. Il ritorno alla agricoltura, il ripensarne l'approccio non è soltanto utile ma necessario per uscire dalla crisi economica. Una volta si diceva che ripartendo l'edilizia, tutti i settori merceologici trovavano giovamento. Oggi come giustamente afferma Prato «dobbiamo professare un vero ritorno alla ruralità dei campanili e dei dialetti e a una agricoltura moderna competitiva e, soprattutto multifunzionale, ma che allo stesso tempo sia il nuovo asse e modello economico dominante». Non pare anacronistica l'affermazione del politico sardo che lancia un manifesto nazionale. Agricoltura significa un processo economico ampio. Cibo, turismo, ecologia, energia alternativa, macchinari e quant'altro. L'invito di Prato va accolto e incoraggiato. L'agricoltura non è la Cenerentola che ha perso la scarpa. È la bella giovane che sposa il Principe. Il ritorno all'agricoltura al centro degli interessi non può che rappresentare la pedana di un rilancio economico basato sul reale e non su finanza virtuale che ha prodotto solo danni.

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