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La Wto dà una spinta al Made in Italy

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I mercati più ricchi e indusrializzati hanno infatti deciso di abbassare i dazi sulle importazioni di beni che, tradizionalmente, rappresentano una parte importante dell'export tricolore. Così, ad esempio, le tasse applicate sulle calzature italiane che entrano negli Stati Uniti saranno ridotte dal 17% al 4%. Stesso vantaggio competitivo sui prodotti tessili (tasse di importazione ridotte dal 9% al 3,6%) e ancora su pelletteria e gioielleria. Un'autentico boom nelle vendite dovrebbe verificarsi in Giappone. Un paese affascinato dall'italian style nell'abbigliamento e in cui i prezzi di scarpe e prodotti di pelletteria beneficeranno di uno sconto compreso tra il 7 e il 16%. Di tanto i negoziatori del Wto hanno ridotti i dazi. Bene andrà agli esportatori italiani in Canada di mobili e ceramica. Sul primo articolo le tasse sulle importazioni passano dal 5,63% al 2,52%, mentre sul secondo il peso fiscale è si riduce dal 5,3% al 2,3%. In Australia i mobilieri italiani troveranno un dazio che passa dal 15% al 5%. Mentre per i componenti del settore auto si passa dal 15,24% al 4,29%. «Si tratta di un accordo che coinvolge circa il 25% del nostro export che riceverebbe uno stimolo immediato» spiega a Il Tempo Urso. Il problema è questa parte dell'accordo sarà pienamente operativo solo se il negoziato arriverà a un accordo complessivo. «Altrimenti decade tutto - aggiunge Urso secondo cui «per valutare l'effettivo beneficio della riduzione dei dazi nei paesi ricchi bisognerà capire se e quanto i paesi emergenti accetteranno di aprire le loro economie ai nostri prodotti». Occorre attendere. «Il negoziato prosegue e anzi si prolunga. Probabilmente il direttore generale della Wto Pascal Lamy, che è un maratoneta, vuole giungere in fondo al traguardo. La nostra esperienza ci dice che quando il negoziato si prolunga si chiude» conclude Urso.

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