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Alitalia, il confronto si sposta al Welfare

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Il Governo propone trattative in azienda. I sindacati: prima un altro incontro nella sede del Governo

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Nel lungo incontro di ieri notte a Palazzo Chigi con il Governo e i vertici dell'azienda, le organizzazioni dei lavoratori hanno contestato il piano industriale del presidente e amministratore delegato della compagnia, Giancarlo Cimoli. In un documento consegnato in occasione del confronto, le rappresentanze di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, UglT e Unione Piloti hanno capovolto i conti fatti dall'azienda: Alitalia chiuderebbe il 2006 con un risultato operativo negativo di 270 milioni di euro, un dato in forte contrasto con le previsioni del piano Cimoli, che punta a ricavi per 200 milioni. L'esecutivo, capitanato dal sottosegretario Gianni Letta, ha cercato la mediazione, ribadendo però la posizione di Berlusconi: il piano Cimoli è l'unica chance per salvare la società. Letta ha invitato le parti a riprendere il confronto in sede aziendale, sottolineando come il piano industriale di Alitalia contenga insuperabili vincoli che hanno, tra l'altro, consentito la ricapitalizzazione della compagnia. Alitalia è oggi una società per azioni, regolata dalle norme del codice civile, per questo Letta ha invitato le parti a riprendere il confronto nella sua «sede propria», che non è Palazzo Chigi ma l'azienda. La proposta non è piaciuta ai sindacati. Guglielmo Epifani (Cgil), Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) hanno chiesto la garanzia di una terza parte. Per questo il tavolo della trattativa potrebbe approdare al Welfare. Dopo una sospensione della seduta, i sindacati hanno detto di voler ridiscutere a Palazzo Chigi il documento appena respinto prima di esaminare l'ipotesi di uno spostamento del confronto al Welfare. La resa dei conti. Le differenze calcolate dai sindacati rispetto al piano Cimoli vedono 65 milioni di euro in meno per il mancato accordo sindacale, altri 35 milioni di minori requisiti di sistema, la mancanza all'appello di 100 milioni derivanti da «progetti fantasiosi non realizzabili», 150 milioni di mancati risparmi su acquisti e 120 milioni di «obiettivi di vendita irrealizzabili». In totale ci sarebbero, per i sindacati, 470 milioni di differenza che, sottratti all'obiettivo di un risultato operativo positivo di 200 milioni, porterebbero il dato in negativo per 270 milioni. Questa, dicono, sarebbe «la stima vera delle perdite prima delle minacce di Cimoli alle linee amministrative». Nel documento del sindacato si esprimono «forti dubbi» sull'obiettivo del piano 2006 e si afferma che questi dubbi «sono più che condivisi all'interno della struttura amministrativa, tanto da indurre alcuni dirigenti a definire il piano al limite delle false comunicazioni sociali». Il nodo Fintecna. Uno dei punti più caldi della vertenza è quello della cessione del due % di Az Service in usufrutto a Fintecna, che così arriverebbe al 51% della società, invertendo l'attuale percentuale azionaria che vede Alitalia al 51%. I sindacati sono contrari: temono ulteriore riduzioni di posti di lavoro. Ma sembra difficile tornare indietro, visto che Bruxelles ha dato il via libera alla ricapitalizzazione di Alitalia in base a questa divisione, che avrebbe dovuto portare Fintecna, già nel 2006, a possedere il 70% di Az Service.

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