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La ristrutturazione è costata 300 milioni più del previsto

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Insomma la situazione non è poi così rosea. Se le perdite si sono dimezzate scendendo da 4,2 a 1,9 miliardi di euro e come hanno detto il presidente Umberto Agnelli e l'amministratore delegato Giuseppe Morchio il piano di rilancio procede nei tempi previsti, emerge anche che la ristrutturazione costerà più di quanto stimato. Come ha affermato lo stesso Morchio e ieri il Financial Times ha messo in evidenza, la ristrutturazione che ha già portato a tagli per oltre 11.000 lavoratori, costerà 2,1 miliardi di euro entro il 2006 rispetto a quanto era stato pianificato ovvero a 1,8 miliardi. Quindi un maggior onere di 300 milioni. La riduzione delleperdite si deve soprattutto al piano di dismissioni che rientra nel piano industriale di risanamento. Il risultato del gruppo prima delle imposte è stato negativo per 1,3 miliardi in riduzione rispetto ai 4,8 miliardi dell'anno precedente. Per questa riduzione ha avuto un ruolo determinante la vendita di alcuni asset. In particolare la cessione di Avio ha portato ad una plusvalenza di 1.258 milioni, quella di Toro assicurazioni di 390 milioni, delle attività brasiliane di finanziamento retail di Fiat Auto di 103 milioni e della società Ipi di 15 milioni. Le risorse nette derivate adlle dismissioni e dall'aumento di capitale concluso ad agosto hanno coperto il fabbisogno di liquidità generato dalla gestione. Pertanto la riduzione delle perdite è stata realizzata essenzialmente con operazioni straordinarie. Il settore auto infatti continua ad essere in affanno. Rispetto al 2002 la domanda è scesa dell'1,2%. Nel 2003 sono stati venduti circa 1.700.000, cioè l'8,8% in meno rispetto al 2002. Bisognerà vedere se i nuovi modelli, lanciati solo nella seconda metà del 2003 e che quindi hanno influito solo marginalmente sui risultati d'esercizio, riusciranno a rilanciare la domanda. La scommessa è questa: l'operazione innovazione funzionerà e sarà in grado di far uscire la Fiat fuori dal guado? L.D.P.

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