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Parmalat scivola in borsa per i dubbi sulla crescita


Esponendo i dati, il direttore finanziario del gruppo, Alberto Ferraris, ha manifestato dubbi sul raggiungimento entro l'anno della crescita dei ricavi del 3%. Questo era il target prefissato, ma il manager adesso parla di un più stringato 2,4%. Il mezzo passo indietro è stato recepito come una sorta di «warning» da parte degli investitori, provocando a Piazza Affari una serie di ordini di vendita sui titoli della Parmalat, già sotto pressione dopo Standard & Poor's due giorni fa aveva abbassato l'outlook da positivo a stabile. Resta invece confermato l'obiettivo della redditività a lungo termine, con un rapporto previsto del margine operativo lordo sul fatturato pari al 13% nel 2005; la redditività nel 2003 dovrebbe essere pari al 12,1% già registrato nel primo semestre. I vertici della Parmalat hanno fatto anche il punto sulla situazione debitoria. L'indebitamento netto a giugno era pari a 1,810 miliardi di euro, contro 1,862 a dicembre 2002, mentre il debito totale è di 5,347 miliardi (contro 5,345).
Di questa cifra circa 3 miliardi sono in scadenza nei prossimi 3 anni: 2 miliardi verranno rifinanziati - ha spiegato Ferraris - l'altro miliardo verrà rimborsato utilizzando la liquidità esistente.

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