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Narrazione da paura

Macerata e lo storytelling del Kollettivo dei salotti

Narrazione da paura

La narrazione è l’arma più forte. È incredibile come il Kollettivo dei salotti riesca a manipolare il racconto intorno ai fatti. La ragazza di Macerata uccisa, spezzettata ed eviscerata è – nei fatti–dimenticata.

Va da sé terrorista fascista, peggio, nazi-fascista, è l’autore del raid contro i nigeriani. E nei fatti – che restano agli atti – c’è una pistola, incredibilmente autorizzata,su cui nessuno avanza l’unica domanda: «Ma chi ha dato a quello, con l’ossessione psicotica già marchiata in faccia, un regolare porto d’armi?». 

La narrazione a senso unico prevale su tutto. E’ incredibile la sudditanza psicologica dei piccolo-borghesi. Tutti zitti rispetto al proprio intimo convincimento.

Si danno mani e piedi allo storytelling imposto dai tigì, dalle trasmissioni e dai giornali e non vogliono dire quello che urla loro in petto: «Ho paura». Tutti a chiedere a Mattarella direcarsi in visita ai feriti, sorvolando – tutti – che possa esserci, tra i degenti il pusher che infetta di droga la città. Nessuno in grado di fronteggiare i tromboni, perfino quelli dell’Ue.

Ma incombono le elezioni.

Alle solite: Elettore, ricorda! Nel segreto dell’urna la narrazione non ti vede, la tua paura invece sì.

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