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Rita Pavone se la canta da Chiambretti. Perché deve ringraziare Agnelli

A “#CR4 - La Repubblica delle Donne” tra carriera, amori e vita privata

Rita Pavone se la canta da Chiambretti. Perché deve ringraziare Agnelli

Rita Pavone l’ “extraterrestre". Così la vede Piero Chiambretti che l’ha voluta ospite nella puntata di “#Cr4 La Repubblica delle donne” dedicata agli ufo. Sono stati tanti i particolari inediti emersi durante l'intervista: “Agnelli? Non smetterò mai di ringraziarlo”.

Rita Pavone finì su “La Stampa” di Torino perché alla nascita pesava 6 chili: “Sì, ma poi mi son fermata lì – scherza la cantante – non sono mai stata bellissima però ero una sagoma, un soggetto come si dice in torinese e mi fregavo tutti i ragazzi della mia amica Alda che era bellissima, sembrava Liz Taylor. Dicevano che tiravo. E io ne approfittavo quando volevo”.

Rita Pavone e la Fiat Piero Chiambretti ricorda che la famiglia Pavone è originaria della Sicilia e che nel dopoguerra emigrò a Torino per lavorare alla Fiat. La Pavone ammette con candore: “Ero grata ad Agnelli perché tutti gli anni avevo dei bellissimo regali, per me era Papà Gambalunga, era un benefattore. La carne? Una volta al mese, per il resto era sempre polenta. Io detesto la polenta, mamma la faceva prima in una maniera, poi fritta, poi a fette, poi la scaldava a pezzetti, si andava avanti a polenta. Non chiedetevi perché ho le lentiggini”. Il trasferimento da Borgo San Paolo a Mirafiori per la Pavone fu come traslocare a Beverly Hills: “Io dormivo tra la porta d’uscita del pianerottolo e il bagno, sapevo lo stato di salute di tutta la famiglia… stavo in questo divanetto che conservo come una reliquia e mi sono sempre detta ‘ecco perché non sono cresciuta’. Dovevo entrare in quel divanetto! Quando siamo andati alle case popolari Fiat, io mi sono trovata in un paradiso perché c’erano giardini, giochi per i bambini, balconi, dividevo la stanza con i miei fratelli però avevo un letto. I miei genitori stavano in un’altra camera, avevamo la cucina e la sala da pranzo, mentre prima avevamo una cucina che fungeva da tinello, sala da pranzo, dormitorio. Pertanto per me fu una grande gioia e una grande sorpresa. Non finirò mai di ringraziare Agnelli checché ne dicano. Mio padre aveva un lavoro tornato dalla guerra, era una cosa incredibile all’epoca, si era fortunati”. La gavetta di Rita Pavone comprende anche il mestiere di camiciaia: “Lavoravo 9 ore al giorno” e Chiambretti non si lascia sfuggire l’occasione, la mette a stirare insieme a Malgioglio e piazza un: “Avete stirato meglio della Isoardi”.

Rita Pavone e la polemica con i Pearl Jam
Chiambretti chiede conto alla Pavone della frase “Fatevi gli affari vostri” rivolta al gruppo americano dei Pearl Jam che avevano criticato la politica italiana sull’immigrazione e la cantante spiega: “Io in realtà dissi ‘ma farsi gli affari loro?’. Quando vado a cantare in Brasile non mi permetto di dire a Lula cosa deve fare perché c’è un pubblico che è venuto a vedermi per sentire le mie canzoni. Non è detto che quelle persone la pensino come me. Per quale motivo se quelli vanno a casa di un altro, pagato profumatamente per uno show canoro, non per uno show costruito in base a un discorso nel qual caso mi sarei levata il cappello, vieni qui a dirmi la tua? No, io non lo accetto. Sei a casa mia e sei un ospite. Gli emigranti? Non c’entravano niente, non era contro di loro. Mio nonno era emigrante, veniva dalla Sicilia, sarei cretina a pensarlo. Sono tutto, fuorché una cretina”.

Rita Pavone, Gianburrasca e Renato Zero
L’artista, che ha segnato un’epoca con Gianburrasca, “primo caso di transgender” fa notare Chiambretti, smise di cantare nel 2006: “Perché incidevo cose che non mi piacevano, che non facevano parte della mia indole musicale. Ero stata costretta a inciderne altre e mi dissi ‘quando finisce il contratto basta’. Poi Renato Zero mi telefonò quando ero in Spagna, stava per compiere 60 anni e faceva uno spettacolo a Piazza di Siena in cui raccontava parte della sua vita. Mi disse che ne facevo parte e che dovevo esserci perché cantare non è una cosa che si disimpara. Risposi che dovevo pensarci, ne parlai con i miei figli, due persone molto in gamba, che mi consigliarono di andare. E da lì mi accorsi che cantavo, ‘caspita, io canto e come canto! Ricominciai a esibirmi”. Tornando indietro con i ricordi, la Pavone rivela con un pizzico di compiacimento: “Dopo Gianburrasca correva voce che fossi un maschietto e allora pensai che avevo studiato bene i comportamenti dei miei fratelli. Volevo fare un personaggio credibile. Al momento non mi resi conto, anni dopo ho capito di aver fatto un ottimo lavoro”.

Rita Pavone e Gianni Morandi
La moglie di Teddy Reno sfata una leggenda: “Non ho mai detto no a Gianni Morandi. Non ci ha mai provato. Un giorno disse ‘avevo una scuffia per Rita Pavone’ ma io nemmeno lo sapevo. Tutto qui”.

Rita Pavone e Iva Zanicchi
La Zanicchi, non in studio, ma in collegamento dal camerino del teatro, si complimenta per l’umanità che l’artista le dimostrò in occasione di un violento attacco subito durante un Festival di Sanremo, ma la Pavone racconta un aneddoto di altro genere: “E’ simpaticissima, con lei rido sempre. Al termine di una serata dedicata a Padre Pio ci ritrovammo al ristorante e Iva disse ‘non parlo mai male di nessuno’ e cominciò una sfilza di critiche… le dissi che non mi sarei alzata per prima: ‘vai via prima tu, per ultima io!’”.

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