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Quando il talento è messo al servizio della comunità

La scelta di onorare la visita a Roma del Presidente del Rotary, K.R. Ravindran, con la rappresentazione della «Carmen» di Georges Bizet nella reinterpretazione dell’Orchestra di Piazza Vittorio non...

La scelta di onorare la visita a Roma del Presidente del Rotary, K.R. Ravindran, con la rappresentazione della «Carmen» di Georges Bizet nella reinterpretazione dell’Orchestra di Piazza Vittorio non è casauale. 18 musicisti, provenienti da 10 Paesi che parlano 9 lingue diverse, si ritrovano a Piazza Vittorio e, insieme, trasformano tante radici e culture nell’unica lingua della musica, dimostrando come si possa convivere e prosperare insieme. Spiega l’ing. Giuseppe Perrone, Governatore 2015-2016 del Distretto 2080 del Rotary (che riunisce gli 84 Club Rotary di Roma, Lazio e Sardegna): «La vicenda dell’Orchestra di Piazza Vittorio mostra come sia possibile il recupero e il riscatto di tanti talenti, anche emarginati, al fine di migliorare - in tutti i sensi - se stessi e la comunità cui si appartiene. Non potrebbe esserci conferma migliore degli ideali che portarono il 23 febbraio 1905 l’avvocato Paul Harris a riunire a Chicago tre uomini d’affari per dar vita al primo Rotary Club». Definito come «gruppo di amici, appartenenti a diverse professioni e chiamati ad impegnarsi a favore del prossimo» (motto ufficiale «Service above self», servire al di sopra dell’interesse personale), il Rotary International è oggi una delle maggiori associazioni mondiali di servizio umanitario, con quasi 35.000 Club riuniti in 532 distretti per un totale di oltre 1 milione 200 mila iscritti. «La realizzazione di progetti in cui i Rotariani si impegnano direttamente con la propria professionalità è ciò che ci differenzia e distingue - afferma Perrone - Da più di 110 anni mettiamo a disposizione il talento di ciascuno, in ogni campo dell’attività umana, per far crescere il capitale sociale, quella rete di relazioni interpersonali basate su reciprocità e mutuo riconoscimento. Roma antica non solo accoglieva gli stranieri da qualsiasi parte del mondo venissero, ma arrivava a farli imperatori. Oggi, nell’era della globalizzazione, la crescita, il miglioramento, l’"enhancement" della comunità, ha bisogno del talento e dell’impegno di tutti».

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