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«Le cri du coer.

190).Dopo averlo raccomandato a un pubblico di adulti, occorre dare un'occhiata alla carriera dello scrittore. Stupisce che un appassionato di musica classica come Giorgio Fabris (suo il tomo «Lorenzo Da Ponte. Io Don Giovanni», adatto anche a chi è a digiuno del settore), ha sfornato due raccolte: «Web generation» e, appunto, «Le cri du coeur», quest'ultimo articolato in racconti che non hanno una cornice vera e propria. Soprassediamo sul racconto «Il giglio bianco». È la storia di una madre alle prese con l'handicap del figlio: il ragazzo può muovere solo un dito. Un altro, dal titolo «Scarpette rosse», prende di mira il mondo del ballo, del teatro, dello spettacolo. Esasperandone il lato poco ortodosso: carriere molto facili in cambio di prestazioni sessuali paradossali. E se qua e là c'è anche uno sprazzo di romanticismo (due signori anziani che cenano a lume di candela chiusi in un nosocomio), Fabris non dimentica il lato «spinto» della vita. Simona Caporilli

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