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Dalla: al via la «partita» dell'eredità

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Iltribunale di Bologna ha nominato il commercialista Massimo Gambini curatore del patrimonio dell'artista. Un tesoro da inventariare e da custodire per conto dei futuri eredi, a cui spetterà la decisione se dare vita o meno alla fondazione tanto cara all'artista. «Se un notaio avesse un testamento di Lucio Dalla, a quest'ora mi avrebbe già contattato», osserva Gambini, che per prima cosa dovrà fare ordine tra le numerose carte del suo appartamento di Bologna, a caccia delle eventuali ultime volontà. Nessuna cassaforte senza chiave, filtra dall'ambiente. E Gambini allontana dalla vicenda qualunque genere di mistero. «Non ci sono testamenti depositati dal notaio, che si sarebbe già fatto vivo - sottolinea il curatore - ma questo non vuol dire che non ne possa spuntare fuori uno olografo». L'inventario dei beni non è ancora iniziato, ma già si parla di alcuni cugini, da parte della madre dell'artista. In assenza di un testamento, o di una scrittura privata, l'eredità toccherebbe a loro - spiega il curatore - così come la creazione di un'eventuale Fondazione Lucio Dalla. Quella per cui Gaetano Curreri, leader degli Stadio, e il legale del cantante, scomparso la scorsa settimana, avvocato Eugenio d'Andrea, hanno fatto istanza per la nomina del curatore. Gambini, professionista noto a Bologna, ha già prestato giuramento e presto inizierà a inventariare i beni del cantautore. Dall'appartamento di 2mila metri quadrati nel centro di Bologna alle ville delle isole Tremiti e di Milo, dai diritti d'autore alle royalties, senza dimenticare le due società di produzione - la Assistime Spa e la Pressing Line srl - di cui Dalla era socio. Il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Scutellari, ha designato anche quattro notai che dovranno riferire al curatore. Quest'ultimo presenterà una relazione periodica al giudice Angela De Meo, presidente della prima sezione civile. Gli adempimenti burocratici e le carte che dovranno essere compilate, non fermano le polemiche sull'omosessualità e i funerali cristiani, così come quelle per la presenza sull'altare della basilica di San Petronio dell'amico Marco Alemanno. Questioni «di cattivo gusto», secondo il sociologo Antonio Marziale, e anche per il presidente della Cei, l'arcivescovo di Genova cardinale Angelo Bagnasco.

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