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Meryl elogia la rivale «È di Viola la vittoria»

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Streep ha sempre ammirato la Davis nel ruolo di una colf nera stanca di soprusi

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Poiè una vera amica: abbiamo lavorato insieme nel film "Il Dubbio" e le sono molto affezionata, per gli amici ti auguri sempre il meglio», ha aggiunto la splendida star dall'alto dei suoi due premi Oscar già vinti («Kramer contro Kramer» del 1980 e «La scelta di Sophie» del 1983) oltre a ben 17 nomination. Quest'anno è stata invece osannata per la sua interpretazione in «The Iron Lady», nei panni di Margaret Thatcher, l'ex primo ministro inglese. «Ricordo che quando fu eletta, nel 1979, diedi alla luce il mio primo figlio - ha svelato la Streep - E quando risolse la questione nelle Falkland nacque invece mia figlia. Prima di fare questo film ho studiato la sua vita, ho scoperto che nella maggior parte delle questioni sociali era molto più a sinistra rispetto a qualsiasi conservatore americano. Ha riconosciuto il riscaldamento globale della Terra, si è battuta tutta la vita per il diritto alla salute e non lo ha mai messo in discussione». Tra i segreti del suo successo Streep ha poi ricordato che al primo posto c'è senza dubbio la sua famiglia e l'amore ultra trentennale con il marito scultore Don Gummer e i loro quattro figli: «Penso che diventerei completamente pazza se non avessi la famiglia - ha concluso la star - È il centro della mia vita». Sempre con il sorriso sulle labbra e un'espressione sospesa tra saggezza e curiosità, la diva del New Jersey ha dovuto vedersela con altre quattro grandi attrici. Oltre all'amica Viola Davis, era in lizza la rivale Glenn Close (stessa generazione della Streep, 5 candidature ma nessun Oscar) che si finge uomo in «Albert Nobbs», film che cercava di realizzare da tren'anni, dopo aver recitato in teatro quel personaggio. Meno fastidio le hanno dato invece le altre due candidate, fin dall'inizio per i bookmaker messe nelle retrovie: Rooney Mara e Michelle Williams. La prima ha animato il remake americano di «Uomini che odiano le donne», nel ruolo della hacker dagli atteggiamenti estremi Lisbeth Salander. La seconda ha invece interpretato la Monroe in «My weekwith Marilyn». Il film si basa sui diari di Colin Clark, scritti nel 1957 quando era aiuto regista de «Il principe e la ballerina», interpretato da Marilyn Monroe e Laurence Olivier. La pellicola di oggi racconta la settimana che la Monroe trascorse in Gran Bretagna per le riprese del film e i momenti trascorsi in compagnia di Clark, dopo che suo marito, Arthur Miller, lasciò il Paese. Per far risplendere di nuovo la cerimonia ci voleva proprio una vecchia volpe come Billy Chrystal che, dopo la conduzione dell'anno scorso con Anna Hathaway e James Franco, piuttosto deludente, ha fatto divertire il pubblico nella notte delle stelle, dopo la defezione di Eddie Murphy. Questo è un altro segno della crisi dell'Academy: quando si teme il peggio si chiama Billy, comico capace di togliere dai guai un'organizzazione complessa e farraginosa, che più volte ha rischiato di diventare noiosa. D'altra parte, la cerimonia è lunga e spesso si perde nel solito rituale tra sorrisi e inchini. Din. Dis.

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