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Non piace neanche la liberalizzazione delle sale

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Inseritonel decreto semplificazioni approvato venerdì dal Cdm, il provvedimento è di quelli che dividono: «Nel senso che alcuni sono molto contrari, altri favorevoli», premette Ornaghi. Tant'è, il malumore è tale che il ministro, spiegandone il contenuto ai parlamentari, ricorre dichiaratamente al condizionale: si tratta di una norma, dice in audizione, «che servirebbe a snellire il processo amministrativo per l'apertura delle sale cinematografiche». In pratica, per le sale entro i 3 mila posti non servirà più l'ok del Mibac (prima si poteva fare a meno del permesso ministeriale entro i 1.800 posti), fermo restando comunque tutte le altre autorizzazioni, compreso il nulla osta dei vigili del fuoco. Una norma, aggiunge Ornaghi, «che credo fosse già all'attenzione dell'Autorità per la concorrenza». Dichiaratamente a favore si schiera l'Anem, l'associazione nazionale degli esercenti multiplex, «la liberalizzazione dai vincoli all'apertura di nuove sale cinematografiche - commenta il presidente Carlo Bernaschi - consentirà l'apertura di nuove e moderne sale e multisale e finalmente si potrà completare quella innovazione strutturale del settore dell'esercizio cinematografico e spingere ancor di più la qualità, la differenziazione delle strutture e la soddisfazione del pubblico». «Miope e fuori luogo schierarsi contro le liberalizzazioni», aggiunge Bernaschi. Di diverso avviso l'Agis, l'associazione generale per lo spettacolo, che, anche su questo, ha incontrato il ministro e oggi in una nota esprime «forte preoccupazione» per quella che definisce una «liberalizzazione incontrollata del regime di apertura delle sale». La norma, fa notare il presidente Paolo Protti, «demanda alle Regioni solo poteri di vincolo di carattere urbanistico». Senza appello la bocciatura degli esercenti Anec, che definisce il provvedimento «pericoloso e controproducente». «Liberalizza in modo incontrollato l'apertura delle sale», sottolinea il presidente Lionello Cerri, e «avrà effetti dirompenti, accentuando la già difficile situazione di moltissimi schermi, in particolare di quelli tradizionali e dei centri cittadini». Invece di favorire la concorrenza, secondo l'Anec, la nuova norma bloccherà lo sviluppo armonico del settore». Condivide «perplessità e forte preoccupazione» il presidente della Federazione italiana cinema d'essai (Fice), Mario Lorini: «Andrà a colpire le sale esistenti, in particolare i cinema di città che soffrono più di altri». Per Lorini, anzi, le sale d'essai sono «ancora più penalizzate».

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