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La Grande Mela in mostra a Roma

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Una data, 11 settembre 2001. Una città, il grintoso cuore pulsante degli States. E un impatto, l'assurda battuta d'arresto della metropoli che non va mai a dormire. Undici fotografi italiani e stranieri rendono omaggio ai mille contrasti di New York, in una mostra promossa da Roma Capitale al museo della Centrale Montemartini «Cities of New York», a cura di Mariateresa Cerretelli, che durerà da domani fino al 9 ottobre. Per non dimenticare, ma anche per rinascere e ripartire. Ombre. Come quelle di Susan Crile, che riproduce a carboncino spettrali frame tratti dal fim «Ground Zero». Volti. Come la sequenza in Polaroid dei missing appesi da parenti e amici delle vittime, nel lavoro di Michael Ackerman. Suoni. Come il jazz invorticante fotografato da Giusy Caltagirone. O come il remix hip-hop della metropoli underground e «yo», che ritma i fumetti della «graffiti art» di Jay One. Murales, lavatrici, persiane abbassate e gente incappucciata, anche questa è la Grande Mela. E la luce, quella gelida e straniante che Franco Fontana adopera per sottrarre i passanti a una quotidianità impersonale. «È la New York stereotipata della pubblicità o quella calorosa dei musicisti, la città frastornata dai suoi ritmi incalzanti e quella cronachistica da documentario». Così la vede l'assessore alle Politiche Culturali di Roma Capitale Dino Gasperini. Una città «ferma nel dolore dei tanti scatti, ma anche nelle testimonianze dell'attentato». Testimonianze che trovano spazio nel film «Rebirth» realizzato dalla Cbs, di cui viene dato un assaggio, mentre la Prima sarà proiettata all'Auditorium Parco della Musica nella serata del prossimo 12 settembre. Troneggia nell'esposizione il fantasma delle Torri Gemelle che rabbuia lo skyline newyorkese, presagio immortalato da Moreno Gentili prima del maledetto giorno. E poi, gli scatti di Luciano Bobba, che mostrano profili di maestosi grattacieli che rimbalzano sulle superfici riflettenti di colorate insegne pubblicitarie. Le icone in sequenza del drammatico implodere delle Twin Towers, firmate da Allan Tannenbaum. Ancora, l'allegria e gli skyline di Gabriele Basilico, le chiese filtrate da note musicali di Olimpia Ferrari, i silenzi urbani di Gabriele Croppi, il verticalismo dei mosaici di Maurizio Galimberti. In fondo, l'installazione di Angelo Bucarelli, che mette in un box penne, Blackberry, occhiali, con cui si armeggiava nelle Twin in uffici sincopati e pieni di vita. Fino all'attimo del crollo.

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