Lykke Li «Wounded Rhymes» (Warner) C'è chi ha scomodato perfino la talentuosa Bjork.
Traechi postmoderni, folk, pop, elettronica e testi d'autore, Lykke Li è un'innovatrice di melodia e stile. Dopo il debutto del 2008 con «Youth Novels», torna ora con «Wounded Rhymes». È un lavoro sofferto che arriva dopo una delusione d'amore. Un disco pieno di battiti, di batterie vodoo, di frizzanti linee di chitarre, di vocals di band al femminile, di tastiere, di amore non corrisposto, di speranze risvegliate e della sua potente voce che suona molto più matura e decisa. Dall'organo vagamente anni Sessanta di «Youth Knows No Pain» al leggero pizzicato della chitarra che accompagna «Unrequited Love» alla vigorosa «Get some», alla propulsiva e densa di tamburi «Jerome». Il resto lo fa la sua voce fragile e zuccherosa a un tempo. Voto 8/10
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