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Il Vate al Vittoriale va a ruba

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diCARMINE MASTROIANNI Il 17 luglio del 1937, a meno di un anno dalla morte che lo attendeva al tavolo del suo studio privato (la Zambracca), Gabriele D'Annunzio affidava la sua dimora allo Stato Italiano e alla Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani» guidata dall'architetto Giancarlo Maroni. A distanza di quasi ottant'anni la svolta: quella Fondazione cambia volto aprendosi ai privati. Abbiamo sentito Giordano Bruno Guerri attuale Presidente del complesso dannunziano. Prof. Guerri il nostro è un Paese refrattario all'intervento dei privati nel pubblico, soprattutto se si tratta di beni culturali. Nel caso del Vittoriale come stanno le cose? Già negli anni Novanta fece molto scalpore il fatto che il Vittoriale fosse stato annoverato tra i beni demaniali "inutili" e quindi passibile di essere alienato. Fu una gaffe clamorosa, tuttavia apriva la grande controversia sulla privatizzazione dei musei statali e la possibilità che essi potessero trasformarsi in fondazioni a partecipazione privata. Il Vittoriale del Vate finirà in quali mani? Il Vittoriale è probabilmente il primo complesso demaniale e museale pubblico che passa ad una gestione di carattere privato. L'ho voluta fortemente e dal 4 marzo scorso, con voto unanime di tutto il Consiglio direttivo, è una realtà. Solamente tre componenti su undici sono dei privati, gli altri restano di nomina ministeriale e il Vittoriale è e sarà un bene inalienabile dello Stato. Per quale motivo dei privati dovrebbero finanziare un ente pubblico? Dovrà esserci un do ut des. Niente misteri. Si tratta di una operazione conveniente ad entrambi. Al Vittoriale affluiranno dei fondi e i privati potranno giovarsi di un non piccolo ritorno pubblicitario. D'Annunzio stesso si era servito della sua immagine per fare da sponsor in varie celebri pubblicità e investirne i proventi anche nel Vittoriale! Insomma niente campi da golf e alberghi a cinque stelle? Per carità! Potrò invece arricchire le collezioni esistenti: nell'anno appena trascorso abbiamo acquisito da privati beni cartacei per un valore di un milione di euro, oltre ad aver aperto due nuove ali museali. In più abbiamo raddoppiato il numero dei visitatori facendo del Vittoriale il complesso museale più visitato della Lombardia. Immaginando per un momento che sia io uno dei privati finanziatori, cosa mi chiederebbe di acquistare per il Vittoriale? È stato individuato il più importante fondo di autografi dannunziani esistente al di fuori del Vittoriale (i manoscritti dell'Alcione e dell'Innocente e quasi mille lettere a Barbara Leoni). Sono a disposizione anche oggetti appartenuti a Eleonora Duse e alcuni mobili della Capponcina. Ma l'acquisto più ambito e costoso, che permetterebbe al Vittoriale di aprire una sede distaccata sul Canal Grande, è quello della Casetta Rossa, a Venezia, dove il poeta visse durante la Prima guerra mondiale nelle pause dei combattimenti. Qualche anticipazione per il prossimo futuro? Non dovrei, comunque… il Museo della Guerra sarà trasformato nel museo «D'Annunzio eroe» con l'aggiunta di due nuove stanze già attrezzate che ospiteranno in comodato per vent'anni una ricca collezione di cimeli provenienti da una collezione privata. Di questi cimeli si può sapere qualcosa di più, un dettaglio? L'oggetto più prezioso sarà il celebre pugnale d'oro della milizia donato al poeta da Mussolini. Il Vittoriale sarà inoltre capofila di un importante progetto in collaborazione con Reflex e Nikon teso a "liberalizzare" l'uso delle macchine fotografiche nei musei. Tra qualche settimana alcuni fotografi dilettanti, ma selezionati, avranno a disposizione la dimora di D'Annunzio per le loro foto e la più bella sarà esposta al museo delle Opere d'arte del Vittoriale. E quanto prima a tutti i turisti sarà consentito di portare a casa una foto degli interni della villa, senza più divieti.

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