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Virzì in gara per l'Oscar

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Michela Ramazzotti, moglie di Virzì, nel ruolo della protagonista.

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È «La prima cosa bella» di Paolo Virzì, l'opera scelta a rappresentare l'Italia all'Oscar per il miglior film straniero. Ambientata a Livorno, città natale del regista, la storia racconta 40 anni del costume italiano attraverso l'esistenza esuberante, complicata e allegra di Anna (interpretata nell'età giovanile da Michela Ramazzotti, moglie di Virzì e poi da Stefania Sandrelli). Si arriva all'oggi dal 1971, quando la bellissima mamma viene incoronata sotto gli occhi gelosi del marito e gli sguardi maliziosi dei maschi in platea Miss del più popolare stabilimento balneare livornese. Da allora la sua vita diventerà errabonda, il marito la caccia di casa e lei si ritroverà da sola a crescere due figli. Quegli stessi che da grandi (Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi) si prenderanno cura di lei, quando malata di cancro continuerà a sbalordire tutti per la sua allegra vitalità toscana. A questa pellicola (che ha già vinto 3 David, 4 Nastri d'argento, 1 Golden Globe e 2 Ciak d'oro) il comitato di selezione istituito, in accordo con l'Academy Awards, presso l'Anica (e composto tra gli altri dai premi Oscar Dante Ferretti e Gabriele Salvatores) ha affidato le speranze di vincere l'ambita statuetta. Il 25 gennaio si saprà se il film rientrerà nelle nomination in lizza nella Notte degli Oscar di domenica 27 febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles. L'ultimo regista italiano a vincere l'Oscar è stato Roberto Benigni con «La vita è bella» nel 1998. «Sono molto orgoglioso, caricato di una grande responsabilità, ma sono anche fiducioso e sento che mia moglie Michela porta fortuna. Oggi stesso partiremo per gli Usa, per iniziare la campagna dei Golden Globes e chiudere la trattativa con la distribuzione americana. Questo film è pieno di amore, di sentimenti di conciliazione con i dolori della vita, elementi che spero convincano i membri dell'Academy e il pubblico americano. Ironia e tragedia convivono in un contesto autentico, in una Toscana non stereotipata, in un'Italia di oggi che si confronta con la felicità e il dolore grazie ad una protagonista ingorda di vita».

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