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Tutto cominciò da D'Annunzio

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.Piazza del Popolo, invece, è uguale ad oggi e vederci marciare i fascisti fa una certa impressione: Roma è una città unica che, nei cent'anni successivi alla Breccia di Porta Pia, è cambiata in un modo incredibile ed entusiasmante. Rimanendo sempre se stessa. Alla fine dell'Ottocento era la sonnacchiosa città papalina, con misere baracche accanto a sfarzosi palazzi, nei Sessanta del Secolo Breve era il regno della Dolce vita. Ci raccontano questo viaggio due autori speciali: Gianni Borgna e Antonio Debenedetti, osservatori attenti e profondi conoscitori della Città Eterna, con il loro saggio «Dal Piacere alla Dolce Vita. Roma 1889-1960, una capitale allo specchio», edito da Mondadori, un bel librone rilegato da 290 pagine a 35 euro. Roma dal 1870 ha mutato il suo volto architettonico, urbanistico, culturale, scientifico e molto altro ancora. Il primo a rimanere colpito da questa trasformazione fu Gabriele D'Annunzio che guardava incantato il traffico di carrozze sulla via Nazionale e anche rimaneva inorridito dal rapidissimo e non sempre felice sviluppo urbanistico della città. Si vola con il cuore e con gli occhi da Pascarella a Pirandello, da Enrico Fermi ad Aldo Fabrizi fino alle Olimpiadi del '60. Un racconto lungo, complesso, con un corredo strepitoso di fotografie in buona parte mai viste. Arricchiscono la narrazione gli interventi di Gian Luigi Rondi, Raffele La Capria, Giovanni Sabbatucci e Lucio Villari.

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