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Lasciate in pace il sommo Caravaggio

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Vain scena «il ritorno di Caravaggio». Perché ieri, nella città che conserva le ossa di Dante, sono stati esposti «i resti mortali di Caravaggio», spirato 400 anni fa sulla spiaggia di Porto Ercole e sepolto, secondo testimonianze, nel cimitero della città grossetana. Dice Giorgio Gruppioni (Università di Bologna) che ha coordinato le ricerche: «Le ossa sono del Merisi al'85 per cento». L'indagine, partita nell'inverno scorso, ha comportato il prelievo di migliaia di frammenti ossei dal cimitero sul mare escludendo i reperti di uomini troppo giovani o troppo bassi (Michelangelo Merisi morì a 39 anni ed era un «giovenaccio grande»). Un frammento, il numero 5, è stato ritenuto fondamentale: contiene piombo e mercurio. E le tinte che usava il Merisi, sembre imbrattato e sofferente di saturnismo, contenevano piombo. Inoltre ha mostrato affinità con il dna dei presunti discendenti, i Merisi di Caravaggio. Scuote la testa Maurizio Marini, massimo studioso dell'artista: «Non credo che siano le sue spoglie - dice a Il Tempo - Di Fermo Merisi fu figlio di secondo letto. E manca il riscontro con il dna della madre, una Aratori. A Caravaggio oggi il ceppo Merisi-Aratori non esiste, dunque non c'è possibilità di riscontro. E poi per venerare la grandezza del pittore non ci serve la tomba. Piuttosto il pellegrinaggio in chiese e musei dove sono esposte le sue opere».

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