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Squitieri in Abruzzo con un film sul sisma

Claudia Cardinale, Pasquale squitieri e Giorgio Albertazzi

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Ieri primo ciak nell'Abruzzo del dopo-terremoto, ma non si è trattato del film annunciato lo scorso 9 luglio da George Clooney in visita a L'Aquila (accompagnato da Walter Veltroni). A girare nella regione ferita è arrivato per primo il regista Pasquale Squitieri che ieri era a Casentino, nell'Aquilano, con Claudia Cardinale e Giorgio Albertazzi per «Il giorno della Shoah», un film prodotto da Mediaset. Tutto nasce dall'entusiasmo di Squitieri per una storia vera. «Pensavo di non tornare più a dirigere - ha detto il regista del "Prefetto di Ferro" - ma poi ho letto un articolo con la storia di alcune famiglie ebree che, nel '43, fuggirono in Abruzzo e furono aiutate ed ospitate, a rischio della vita, dai contadini del luogo. Decine di anni dopo, quelle stesse famiglie di ebrei, dopo il terremoto in Abruzzo, si sono precipitate dai loro amici cristiani, in alcuni casi sono i figli che vanno dai figli dei loro amici, per aiutarli, per dire che potevano contare su di loro. Una storia meravigliosa, commovente. Ho raccolto le testimonianze, poi ho chiamato Fedele Confalonieri e il progetto è partito». E Squitieri non rinuncia a una nota polemica: «Ci siamo messi subito a girare, Albertazzi e Claudia lavorano senza compenso, e anch'io. E questa è una lezioncina per alcuni miei colleghi. Non ci si può aspettare che faccia tutto lo Stato, bisogna organizzarsi da soli». Squitieri ha firmato anche la sceneggiatura di questo film «politicamente sconvolgente dove gli ebrei, sempre perseguitati, sono loro, questa volta, a correre in aiuto di altre persone. In questo mondo di merda - ha aggiunto - è una storia di fratellanza tra due culture per le quali ci si è scannati per 1600 anni». Spiega infine di aver scelto Claudia Cardinale perché «è la terza volta che interpreta una donna ebrea, dopo "Nell'anno del Signore" e "La Storia"» ed Albertazzi perché «è nel mio cuore... è il miglior attore che abbiamo in Europa». E Giorgio Albertazzi, un «guerriero» dello spettacolo, come scherzosamente si definisce, è rimasto impressionato recandosi nei luoghi del terremoto. «Le macerie fanno effetto - ha detto ieri di ritorno dal set a Casentino - non è piacevole vedere quella situazione, dopo una catastrofe, ma la gente è forte». E la troupe di «Il giorno della Shoah» è stata molto a contatto con le famiglie colpite dal sisma. «Abbiamo mangiato sotto le tende - ha detto Albertazzi - Una signora con una mia foto di trent'anni fa mi anche chiesto se ero disposto ad autografargliela ed io, naturalmente, l'ho fatto. C'è un gran fervore di lavori, ma se si pensa di ricostruire là dove erano le case ci vorrano 20 anni. Io sono dell'idea di Berlusconi, bisogna ricostruire anche in altri luoghi». E aggiunge che è «importante andare a fare spettacoli in Abruzzo e io ci tornerò, con un progetto Rai in settembre, per recitare Dante».

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