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La recensione

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Èla compagnia di flamenco del compianto Antonio Gades, che al Teatro Olimpico ha portato la fierezza, il rigore, la nitidezza stilistica del suo maestro. Prima tre serate di una Carmen da antologia, con la cornice di un flamenco muy caliente a fare da cornice e da contenuto alla vicenda raccontata da Merimé. Al centro la Carmen sinuosa e carismatica di Stella Arauzo, attuale direttrice della compagnia e già partner di Gades, ma anche l'argentino Adrian Galia, volto segnato dal duende della danza. Poi era la volta di Bodas de sangre (Nozze di sangue) dal dramma di Garcia Lorca, tagliente come una lama di coltello, scultoreo, statuario nella sua elementare drammaturgia che culmina nel duello en ralenti quasi fuori dal tempo tra lo sposo e l' amante (al secolo Joaquin Mulero e Adrian Galia). Un capolavoro che festeggiava i suoi 35 ani di vita sul medesimo palcoscenico dell' Olimpico che ne aveva visto la nascita. Per chiudere una Suite flamenca che snocciola, manuale di alta danza, alcune delle pagine coreografiche più spettacolari della compagnia tra cui la celeberrima farruca solistica che Gades danzò a Spoleto per la Maratona di danza, incendiando il Teatro romano. Gades rivive così (solo cinque i balletti restati del suo repertorio, ma tutti capolavori) grazie ad una compagnia di giovani e di danzatori della vecchia guardia, ma anche alla amorevole volontà di memoria della moglie Eugenia Eiriz, sensibile e fiera come il marito, desiderosa di non lasciar cadere nel vuoto l'eredità del principe del flamenco.

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