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Sangue e violenza nel tunnel degli usurai

Anche adesso, alla base de "Il peso dell'aria", c'è una storia vera, analizzata e seguita da vicino negli ambienti squallidi dell'usura. Si comincia con un bravo giovane, Carlo, figlio di gente per bene, sposato a una moglie che, amata, lo riama. Da un giorno all'altro perde il lavoro.
Da una parte, per cavarsi d'impaccio, accetta di partecipare, con alcuni amici, a un'impresa che risulterà senza basi (al contrario); dall'altra, incontrato per caso un ex compagno di scuola, Stefano, finanziariamente molto solido, ne accetta vari prestiti, realizzando solo troppo tardi che si tratta di un bieco usuraio spalleggiato da truci accoliti e pronto adesso a dargli del filo da torcere se non farà fronte in breve tempo ai debiti che ha contratto con lui. La conclusione, così, sfocerà nella violenza (e nel sangue). Certe vittime, messe alle strette, sanno ribellarsi.
La struttura narrativa, curata dallo stesso Calvagna, non è sempre molto ordinata. Ci si dilunga molto sull'antefatto, al momento di tirare le somme sui piani dell'usuraio si cede un po' agli effetti (e anche, di sfondo, ai luoghi comuni), per un verso non curando abbastanza le psicologie dei personaggi (solo il protagonista ha segni che vanno in profondo), per un altro, e non a margine (si veda il titolo), concedendosi delle divagazioni esplicitamente letterarie che si inseriscono a fatica tra gli snodi dell'azione vera e propria.
Questa azione, tuttavia, grazie a modi di rappresentazione attenti e spesso anche asciutti, procede con una indubbia plausibilità di climi, riuscendo qua e là anche a ottenere dei momenti di tensione, ad eccezione, forse, di un doppio finale che ne sminuisce quelle atmosfere affannate cui invece sembrava si tendesse.
Gli interpreti convincono, in modo speciale Giampiero Lisarelli, un protagonista in grado di alternare la depressione alla paura, con risvolti anche duri verso drastiche decisioni. La moglie, nitida e composta, è Brunella De Nardo, nei panni torvi dell'usuraio c'è lo stesso Calvagna, spietato a dovere.

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