«Sopravvivere coi lupi» di Vera Belmont
Nel libro, venduto dal 1997 in milioni di copie e tradotto in 18 lingue, Misha aveva raccontato l'esperienza che diceva di aver vissuto a sette anni (a darle volto nel film è la bravissima Mathilde Goffart), durante la seconda Guerra Mondiale. Lei, bambina ebrea (ma in realà è cattolica), dopo l'arresto dei suoi genitori, decide di partire a piedi verso est (la direzione in cui le dicevano la mamma e il papà erano stati portati) per cercare di ritrovarli. Un viaggio drammatico per mezza Europa, dove riesce a sopravvivere nelle foreste, grazie all'aiuto di un branco di lupi con cui condivide cibo (carne cruda) e giacigli. «Quando ho sentito la confessione dell'autrice, per me è stato uno shock - ha detto la regista ebrea -. Si è creata una fantasia dopo una brutta esperienza. Ma ho voluto mantenere la parte con i lupi perchè rappresenta la favola, qui utilizzata per raccontare un tema drammatico e reale come quello dell'Olocausto. I lupi del film si mostrano molto meno crudeli degli umani. Gli animali uccidono per mangiare; gli uomini, senza senso, per la guerra». D. D'I.
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