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Madonna: «Magari fossi zingara»

In accollatissimo nero porta il caos nella kermesse. «A Cannes il mio prossimo film»

Madonna: «Magari fossi zingara»

Madonna

Comequello commovente del giapponese Yoji Yamada ("Our mother") e l'altro, drammatico e ambientato tra la malavita della Costa Azzurra, del marsigliese Robert Guédiguian ("Lady Jane"), interpretato da una straordinaria Ariane Ascaride. Madonna, sempre più esile ed elegantissima in accollato abito nero, reso sensuale solo dalle scarpe dai vertiginosi tacchi di vernice nera, ha parlato del suo film, per il quale si è ispirata a Godard, Visconti, Pasolini e Fellini. Una nota stonata è arrivata però sulla sinossi scritta proprio dalla sua produzione, con i nomi stroppiati nelle doppie di "Goddard" e "Passolini". Nel film, divertente e al tempo stesso amaro, Madonna non cede ad alcuna vanità e non appare nemmeno in un cameo, ma narra tre storie, a partire da quella del professor Flynn (Richard E. Grant) che incontra il cantante della band gypsy punk Gogol Bordello, Eugene Hutz (famoso anche nella realtà e che davanti ai giornalisti ha ieri imbracciato la chitarra e cantato). Il cantante divide l'appartamento con due ragazze che amano la danza, Holly (Holly Weston) che si ritrova poi in un locale a ballare la lap dance e Juliette (Vicky MecClure), farmacista che sogna di andare in Africa e aiutare i poveri. Per sbarcare il lunario i tre praticano giochi erotici a pagamento per borghesi inglesi perversi mentre, le immagini scorrono quasi come un videoclip degli anni '80 fino all'happy end finale.
«Dopo trent'anni davanti alla macchina da presa - ha detto ieri Madonna - sono finalmente passata dietro, alla regia. Questo film rappresenta un po' il mio modo di fare cinema, scrivendo la storia, creando i caratteri, dirigendo e producendo il film stesso. È un'esperienza che ripeterò ancora senza mai smettere di fare però anche la musicista. Ora sto ultimando un documentario sul Malawi che presenterò al festival di Cannes e anche al Tribeca, la rassegna newyorkese di Bob De Niro. Nella pellicola ho fatto emergere le mie tre grandi passioni, la scrittura, la danza e la musica, e per questo ho creato il triangolo tra Eugene, Vicky e Holly, una ballerina che ricorda com'ero io a New York tanti anni fa, senza un soldo nemmeno per comprarmi il pane. Oggi vorrei essere una zingara, girare il mondo, suonare la musica e avere una vita movimentata come i gitani. Sono passati 25 anni da quando ho cominciato ad avere successo, all'epoca pensavo solo a sopravvivere a New York, io che venivo dalla provincia del Mid West. Il film rappresenta la duplicità della vita, tra luci e ombre, tra percorsi lastricati di sporcizia che spesso si trasforma in saggezza, o viceversa. Non mi piace vedere come il mondo occidentale oggi incoraggi a rendere le persone sempre diverse da quello che sono». A chi infine le ha chiesto come fosse cambiato per lei il modo di vivere l'erotismo dopo il matrimonio, la 50enne pop star ha replicato: «Molta gente sposata dice di non vivere più l'erotismo di prima, ma per me non è così». E si è poi rivolta al cronista che le ha fatto la domanda con un'esortazione: «Si sposi lei e poi ne riparliamo».

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