Alessandra Fiori La trama non fa il film. "Liberi di ...
È la vera storia della squadra composta dai detenuti del carcere di Milano che, nel 2002, si è aggiudicata il campionato di terza categoria. Alla vicenda sono ispirate le due puntate della fiction, in onda domenica e lunedì sera. Pierfrancesco Favino interpreta un famoso allenatore che, in un momento di crisi personale, sceglie di tornare a casa, a Pesaro, per guidare la squadra del carcere in cui è detenuto il fratello. Isabella Ferrari è il neo direttore dell'istituto in questione. Col progressivo concretizzarsi di quella che sembrava un'impresa impossibile, la fuga dietro alla sfera di cuoio dovrebbe diventare la metafora di una libertà comunque possibile e di una dignità da riconquistare. Tanta fatica per nulla perché, nonostante l'ottimo spunto e le grandi ambizioni narrative, il risultato televisivo è goffo e sgraziato. Nella puntata di domenica, il personaggio interpretato dalla Ferrari, più che il direttore di un carcere è sembrato la sua parodia. Di difficile comprensione le parole del sempre cupo Favino. Poliziotti e detenuti poco più che macchiette, il carcere una gag. Sciatta la regia, scontati i dialoghi, inadatte le musiche. Un sollievo per Canale 5 che, con "La figlia di Elisa", dopo due sconfitte, con 4.612.000 spettatori si è aggiudicata la serata, lasciando la fiction di Raiuno a 4.415.000. Anche troppi.
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