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Trent'anni di vita tra successi e droga raccontati assieme a Bernie Taupin

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Abbiamo avuto padrini, guerre stellari e missioni impossibili in serie: e innumerevoli inchieste di Kay Scarpetta, Maigret, Montalbano. Ma il rock sembrava essere relativamente immune dalla tentazione dei "sequel": nessuno, finora, aveva ipotizzato un «Sgt. Pepper 2», un «Ritorno di Tommy» o «The dark side of the moon revisited». A colmare la lacuna ha pensato Elton John: e a distanza di più di trent'anni dall'uscita di «Captain Fantastic and the Brown Dirt Cowboy» pubblica «The Captain and The Kid», con una celebrazione anche live, il 19 settembre al Rose Hall di New York. L'evento è in effetti di quelli memorabili: perché l'album del 1975 segnò la svolta nella carriera di Elton. Per la prima volta nella storia della musica moderna un disco esordiva direttamente al primo posto di "Billboard", la Bibbia delle classifiche di vendita americane. Solo nel primo giorno, un milione di copie dell'lp era andato a ruba, e anche questo era un record. Mr. John ne aveva scritto le dieci canzoni in cinque giorni di traversata sulla nave "S.S. France", dall'Inghilterra a New York, in chiara overdose di ispirazione. Di più, quei brani erano il frutto di un sodalizio con il suo paroliere, Bernie Taupin, con il quale aveva incamerato già una serie di portentosi successi, e che una notte gli aveva "quasi" salvato la vita: preso dallo sconforto, Elton aveva infilato la testa nel forno, aperto il gas, ma lasciando comunque aperta la finestra. Un gesto dimostrativo che sarebbe poi finito in "Someone saved my life tonight". Bernie era qualcosa di diverso da un collaboratore, era un amico vero, e tale sarebbe rimasto per quasi quarant'anni, malgrado ripetuti stop nell'incontro artistico. Così, quel primo «Captain» fu concepito come un'autobiografia per due, destinata a raccontare gli esordi (dal '67 al '69), fino all'arrivo in America di un cantautore più che promettente. Il "Capitano" dagli abiti improponibili, l'icona paradossale e trasgressiva era Elton; il "Cowboy" era Bernie, che non chiedeva altro se non un ranch e un cavallo in California. Uno "storybook" personale che è rimasta una delle vette assolute tra i 44 album della discografia eltoniana. Il mezzo miracolo è che anche il "sequel" del 2006 è quanto di meglio ci si potesse aspettare da una star che ha avuto tutto quel che chiedeva dalla vita, perfino un matrimonio gay e un contratto da artista stabile a Las Vegas. Ora minaccia di darsi al rap: intanto "The captain and the kid" è un'onda di pop melodico con arrangiamenti che paiono quasi "d'epoca": nel senso che Elton canta con una sincerità per lui rara, di questi tempi, e le sue dita volano sul piano come ai tempi belli, tra R&B, honky-tonk, ballate, rock postribolare. E la band - nella quale compaiono, come tre decenni fa, gli immarcescibili Davey Johnstone e Nigel Olsson - suona con lui in presa diretta: gli strumenti piazzati sul palco di un teatro di Atlanta, venti giorni di registrazione, e spesso "buona la prima". Dieci canzoni, anche qui: e il tentativo di raccontare una vita, quella immediatamente successiva all'approdo a Los Angeles, con la meraviglia - dicono i due - di «sentirsi come due pesci gettati da una piccola vasca in un enorme acquario» già alla prima passeggiata sul Sunset Boulevard, con Steve McQueen che passava in spider e Nixon che augurava "benvenuti qui". Poi il presidente prese commiato per il Watergate, e John-Taupin restarono nello star-system. Fu a quel punto che cominciarono i guai: la cocaina a fiumi, i conflitti interpersonali, il vortice del successo che ti trascina giù per i piedi. Tra produttori discografici «che parevano il Joe Pesci mafioso di "Quei bravi ragazzi"», e le notti bianche allo Studio 54 di New York, tra marchettari, Andy Warhol e la créme dei discotecari vip. Poi ancora, gli anni del dolore per gli amici morti di Aids o per mano di qualche folle (la terza parte di "Blues fade away" è dedicata a Gianni Versace, ma spunta anche l'amico John Lennon, che aveva fatto la sua ultima apparizione in concerto proprio con Elton, n

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