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di DORA SIANI VENEZIA — In una Mostra del Cinema ventosa e già dall'inizio tormentata da polemiche, ...

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Solo intorno alle otto di sera è stato finalmente svelato il mistero che per molti si è rivelato un'autentica sorpresa, quando nella Sala Grande del Palazzo del Cinema è stato applaudito il nome del vincitore: «Still life» («Sanxia Haoren») del cinese Jia Zhang-Ke, il film a sorpresa scelto da Müller nel corso della Mostra del Cinema. Le sorprese sono continuate con il Leone d'argento che si è radoppiato per «Coeurs» di Alain Resnais (già Leone d'oro nel 1961) e «Nuovomondo» di Emanuele Crialese (Leone d'argento rivelazione), toccante film sull'emigrazione italiana negli Usa dei primi del Novecento che aveva messo d'accordo critica e pubblico per la sua capacità poetica e onirica, quasi fosse un omaggio a Fellini, di trattare un tema universale e attualissimo. Dopo la premiazione Crialese ha detto: «Nonostante le contestazioni fatte alla giuria sono contento di aver ricevuto questo Leone creato appositamente per me, quest'anno. È una cosa che non dimenticherò mai». Il Premio speciale della giuria è andato invece a «Daratt» dell'africano Mahamat-Saleh Haroun. Indiscussa la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Helen Mirren per «The Queen» di Stephen Frears, che, avuta la bella notizia, si è precipitata sul Lido, interrompendo un pigro relax in una nota beauty farm umbra. Mentre, a sorpresa, (in molti speravano un premio a Castellitto per «La stella che non c'è» di Amelio), la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile l'ha conquistata Ben Affleck per «Hollywoodland» di Allen Coulter. «Children of men» di Alfonso Cuaròn ha ricevuto sia il premio Persol sia l'Osella per il migliore contributo tecnico (a Emmanuel Lubezki), mentre l'Osella per la migliore sceneggiatura è andata a Peter Morgan per «The Queen» di Frears. Il premio Mastroianni che segnala la bravura dell'attore emergente l'ha preso Isild Le Besco per «L'intouchable» di Benoit Jacquot. Il premio Luigi De Laurentiis - Leone del Futuro è stato vinto da «Kadak», opera prima di Jessica Woodworth e Peter Brosens, mentre il Leone per il Corto Cortissimo è stato consegnato alla regista Alix Delaporte per «Comment on freine dans une descente?». Oltre che dal Leone d'oro, la giornata di ieri è stata anche segnata dall'atteso film di chiusura, «Ostrov -The Island» del russo Pavel Lounguine, che unisce su un'isola del Mar Bianco i destini di un vecchio monaco guaritore e di un marinaio privo di scrupoli, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. «È un film sul fatto che Dio esiste - ha detto Loungine - Sono stanco di una società che non trasmette più sentimenti e valori profondi. Bisogna uscire dal vuoto della vita». Anche nella sezione Orizzonti sono stati ieri presentati due film intensi: «Akamas» del greco Panicos Chrysanthou e «Quijote» dell'artista Mimmo Paladino, uno dei massimi esponenti del movimento della Transavanguardia. Mimmo Paladino cita Tarkovskij (per il quale il cinema era fatto di sculture di luce) per cercare un motivo di congiunzione tra il suo campo abituale d'azione, le arti figurative, e la sua prima esperienza di regista di un film sul «Don Chisciotte» di Miguel Cervantes, dove accanto a Peppe Servillo (il cavaliere della Mancha) recita Lucio Dalla, un perfetto Sancho Panza. Spicca nella pellicola anche il felice inserimento di immagini del poeta Edoardo Sanguineti che recita un suo inedito su Don Chisciotte. Per Dalla il suo «Sancho Panza è un personaggio di terra e luce, un comunicatore, come me. Sono fiero di aver interpretato una figura tonda, prosaica ma molto vicina al cielo. L'esile cavaliere di Servillo sembra quasi un'ombra proiettata nella mia tela». Nel cast ci sono Remo Girone (una morte bergmaniana), Alessandro Bergonzoni (Mago Festone), Enzo Cucchi (Mago Merlino). A margine della premiazione di ieri sera, Mario Monicelli ha intanto smentito la sua presenza alla Festa di Roma: «Non porterò lì il mio film, "Le Rose del deserto", perché non è ancora pronto, mancano ancora due mesi. La vera sorp

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