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«Noi donne private della sessualità possiamo amare»

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La CairoEditore ha pubblicato di recente la testimonianza angosciosa di Khady ("Mutilata", pp.190, ? 16), una scrittrice senegalese, vittima di quella violenza cui ancora molte bambine sono destinate. «Ciò che ho scritto, purtroppo è la realtà. La gente, oggi, a causa della logica del profitto, si dimentica di pensare alla vita. Io ho scritto ciò che provo tuttora». In Italia è passata la legge che vieta questa "mutilazione". Così è anche nel resto d'Europa? «La Francia è l'unico paese che attualmente ha svolto più di quaranta processi contro la mutilazione, pur non avendo leggi specifiche a riguardo». E nel mondo? «Io non sono mutilata perché musulmana o africana. La mutilazione si fa in Africa, in Indonesia, nel Medio Oriente, nello Yemen, in Egitto, si pratica anche in Kurdistan e Iraq. Ma non tutti i paesi in Africa sono coinvolti nella mutilazione e nelle scissioni che si praticano anche tra i cristiani e gli animisti. In Etiopia anche gli ebrei praticano le scissioni. Nel Senegal la mutilazione comprende il 20% della popolazione femminile. In Egitto, tra i musulmani e i cristiani copti, le mutilate raggiungono il 97%, in Etiopia, paese per lo più cristiano, raggiungono il 98%. In Butan, Gibuti, Somalia, Eritrea, oltre il 90%». Allora è una tradizione culturale piuttosto che di pratica religiosa.... «È una tradizione che non ha nulla a che vedere con la religione. La scissione risale ai tempi dei faraoni, ed è per questo che i religiosi hanno inculcato nella testa delle donne che era un atto religioso. Ma non è così. Neanche nel Corano vi è alcun riferimento a riguardo, e ciò aiuta a lottare contro questa terribile "tradizione". Ma dobbiamo continuare le nostre ricerche per sapere cosa accade soprattutto nei paesi arabi». Quale condizione psicologica vive una donna mutilata? «Non posso parlare a nome di tutte le donne. Ma tutte quelle che ho incontrato nella mia vita sono unanimi nel giudizio secondo cui è stato loro tolto qualcosa di importante, per controllare la loro sessualità e dominarle. Ci hanno mutilato un organo sessuale e al contempo hanno mutilato una parte del cervello. Ci hanno spinto alla sottomissione totale con l'educazione che abbiamo ricevuto. Sin da bambine siano iniziate al matrimonio e alla procreazione. Per questo molti credono che non sia importante in una donna l'istruzione». L'opinione pubblica è ancora poco sensibile a questa problematica? «Credo che vi siano molte persone non sensibili. Ma è pur sempre importante informare più gente possibile. Non è giusto circoscrivere il problema a una cultura. Bisogna affrontarlo in termini di diritti: diritti umani e diritti all'integrità fisica e morale, alla dignità della persona». Come vive le esperienze erotico-sentimentali? «È molto dura per me. C'è una parte della mia vita che consiste in una sofferenza perpetua. Le donne mutilate possono amare. Ci tagliano l'unico organo del desiderio sessuale della donna, ma amare non dipende dal clitoride. Quando amiamo qualcuno, il cuore batte forte, e la testa sogna. Almeno questo non ce lo possono togliere. Il problema è piuttosto il desiderio di fare l'amore e non potere».

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