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Dal teatro ai libri è tempo di seduttori

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Il Teatro dell'Opera ha aperto la stagione con il Don Giovanni di Mozart, al cinema esce il Casanova di Lasse Hallstrom. E in libreria arriva (finalmente) un saggio di Lydia Flem - "Casanova, L'uomo che amava le donne, davvero" (Fazi editore, 15 euro) - pubblicato dieci anni fa in Francia, accolto in tutto il mondo con grande interesse. È curioso che tutto questo accada mentre sulle piazze si riaffacciano le femministe (con qualche ruga in più e qualche pretesa in meno), tradizionali avversarie dei donnaioli impenitenti. In questo mondo che oscilla fra libertinismo e anatemi, fra dissoluzione e perbenismo, il maschio pigliatutto esercita ancora un fascino controverso. Il playboy viene additato al pubblico ludibrio, ma attira ancora (prepotentemente) le signore emancipate, che aspirano al ruolo di seduttrici che si baloccano con l'uomo oggetto. Le differenze fra i due archetipi - Casanova e Don Giovanni - non sono di poco conto. Don Giovanni è un becero collezionista di conquiste: somiglia ai piloti dei caccia, che aggiungevano una crocetta sulla carlinga per ogni nemico abbattuto. Casanova è un uomo colto e raffinato, che cerca l'amore: passione e tenerezza, non soltanto sesso meccanico: rapporti personali (possibilmente intimi) non record per un improbabile Guinness. A dar retta alla Flem, spesso preda e non cacciatore. Sono le donne a stabilire "le regole del gioco: tempo, luogo, situazione, inizio e fine dell'avventura. A loro spetta l'iniziativa e lui acconsente lietamente. Dietro le sue pose da conquistatore Casanova cela un gusto e perfino un bisogno di passività". La Flem, che di mestiere è una psicologa, ammette che potrebbe essere una tattica: "È anche possibile", scrive, "che si tratti di una sorta di astuzia, di una tattica adottata nei confronti di se stesso: quasi a sua insaputa, succede sempre qualcosa senza che la sua volontà razionale intervenga. Come se Giacomo delegasse il proprio desiderio al caso, o al desiderio altrui. Delizie dell'irresponsabilità: non vuole avere pensieri, si compiace dei giochi di prestigio che gli esibisce la voluttà". Si parla tanto di revisionismo storico: a proposito delle grandi tragedie che hanno segnato il "secolo breve": le dittature, le persecuzioni razziali, i genocidi. C'è del revisionismo anche su Casanova. E la Flem non è un'antemarcia in questo senso. Da parecchi anni, molte biografie del seduttore veneziano puntano proprio sulla sua sensibilità, e sul suo desiderio di far felici le amanti prima ancora di provvedere alla propria soddisfazione. Niente a che vedere con il personaggio letterario immortalato da Mozart e dal libretto di Lorenzo Da Ponte. "Giacomo", scrive ancora la Flem, "ritiene di aver reso felici le donne che ha conosciuto": le circonda "con discrete premure, attenzioni amorevoli, doni raffinati, gioiose sorprese e, nelle sue Memorie, di un rispettoso anonimato per le più celebri. Generoso, finanche prodigo, dona senza calcolo e offre più di quanto possieda. Ama sorprendere, meravigliare, procurare piacere". L'uomo che tutte le donne sognerebbero di incontrare: non come i "tornisti" della De Filippi, i "belli senz'anima", i machi muscolosi e privi di cervello, i prototipi offerti dai reality show, di gran lunga più scemi delle oche sulle quali si avventano, famelici e analfabeti. D'altronde, che il Signore di Seingalt fosse un avventuriero colto e raffinato lo sapevamo da un pezzo. La storiografia - nei primi tempi - lo ha demonizzato per esorcizzarlo. Gli storici sono uomini (di sesso maschile): temevano di raccontare le mirabolanti imprese di un concorrente migliore di loro. Un uomo che sapeva ascoltare, e che sapeva condividere il piacere e i piaceri. Lydia Flem racconta che di donne Casanova ne ebbe "solo" 122. Ma - quel che più conta per completare il suo ritratto di altruista - ne ricordava tutti i nomi, rammentando anche quali fossero le loro preferenze, le pietanze consumate insieme, le conversazioni intrattenute. Il che - oltretutto - testimonia come non soffrisse di alzheimer, oltre ad

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