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Quando la castità diventa un voto

Silvio Berlusconi ha poco o niente in comune con il «glorioso poverello di Cristo Messer santo Francesco» ma i due potrebbero presto diventare «colleghi». Qualcuno ha già preparato lo slogan: «Dopo i Fioretti di Francesco ecco i Fioretti di Silvio». L'origine della boutade è a tutti nota. Una scena da far invidia al miglior Caravaggio della Conversione di San Paolo. Il premier a Cagliari per il suo Giro d'Italia elettorale viene approcciato dal telepredicatore Massimiliano Pusceddu. Il padre lo ringrazia per l'opposizione al matrimonio fra omosessuali e Berlusconi cede al richiamo della fede e risponde: «Grazie padre Massimiliano. Cercherò di non deluderla, e le prometto due mesi e mezzo di astinenza sessuale, fino al 9 di aprile». Eccolo lì, il «fioretto elettorale» che, come ovvio, divide l'Italia. Le intelligenze più acute del Paese si interrogano: un fioretto è una cosa seria così si irride la religione. Gli atei si scherniscono: un modo come un altro per attirarsi la buona sorte. Gli oppositori attaccano: vuole solo ingraziarsi le gerarchie vaticane. A scanso di equivoci il premier spiega (dopo preoccupata telefonata del premier russo Putin) che si trattava solo di una battuta, ma ormai il dado è tratto. E se a trarlo è Silvio Berlusconi siamo davanti ad una vera e propria questione di Stato. Roba da riempirne le pagine dei giornali per giorni e giorni. E se alla fine il «fioretto elettorale» funzionasse? Il dubbio. Le parole di Berlusconi hanno insinuato un dubbio strisciante nelle menti dei parlamentari italiani. Un dubbio che sta lì, sopito, pronto a riemergere non appena lo si stuzzica un po'. «Certo - spiega il senatore di An e presidente della commissione Finanze Riccardo Pedrizzi - sarebbe bello se bastasse un fioretto per vincere le elezioni». Ma lei lo ha mai fatto un fioretto? «Ne ho fatti e ne faccio». Forse per cose un po' più serie? «Anche quello fatto da Berlusconi è un fioretto serio». Un fioretto serio? Non la pensa così la pattuglia bipartisan di quelli dell'«uffa, basta, ancora Berlusconi?» Non la pensa così, ad esempio, il leader dell'Udeur Clemente Mastella che serioso commenta: «Io di fioretti ne ho fatti, ma sono stati molto più seri». Non la pensa così il capo dei senatori Udc Francesco D'Onofrio che chiosa: «Non commento i fioretti altrui ma vorrei parlassimo d'altro». E non la pensa così il capogruppo di Rifondazione a Montecitorio Franco Giordano che non perde l'occasione per una sana polemica: «Quella di Berlusconi mi sembra una stupidaggine, e infatti lo è. Credo che occorra restituire una certa serietà alla politica perché incrocia questioni delicate che interessano la vita delle persone». Che barba! Per fortuna c'è Rosy Bindi che, con una battuta ad effetto, riporta la questione sulla terra: «Fioretti? Io è una vita che sono casta per mandare a casa Berlusconi!» Ancora meno prosaico l'europarlamentare Dc Paolo Cirino Pomicino che da politico navigato commenta: «Io sono contrario a questo fioretto di Berlusconi perché, superati i 60, ogni cosa lasciata è persa». Poi, però, si concede un personale fioretto elettorale: «Diciamo che sono disposto a non mangiare la pasta per un mese. Un fioretto che fa anche bene alla salute». Cibo e sport. Sono questi i fioretti elettorali che «tirano» di più nei corridoi di Montecitorio. Anche perché, quando si fa un fioretto, bisogna pure mantenerlo e allora meglio non esporsi troppo. Tra gli sportivi spiccano i due deputati azzurri Maurizio Lupi e Adriano Paroli. Il primo mette subito le cose in chiaro: «Sono molto attaccato al detto popolare "scherza coi fanti ma lascia stare i santi", ma faccio comunque un fioretto. Visto che quella che ci attende è una vera e propria "maratona" elettorale prometto che, visto che ho la passione per la maratona, correrò una maratona che non ho mai corso, magari Londra». Un po' impegnativo anche se Paroli non è da meno e per la vittoria del 9 aprile è pronto addirittura a mettere da parte la sua fede milanista. «Tiferò Inter per

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