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Spielberg «negoziatore» di pace

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«Ma questo non ci deve impedire dal continuare a provare - ha aggiunto Spielberg - Perchè certamente ne vale la pena». Il regista ha concentrato la sua attenzione, nel film, sui dilemmi morali vissuti dalla squadra segreta israeliana incaricata da Tel Aviv, dopo la strage di Monaco, di vendicare gli atleti uccisi eliminando i mandanti del "commando" palestinese protagonista della clamorosa iniziativa. «Sono sempre favorevole ad una risposta forte di Israele ogni volta che viene minacciato - sottolinea Spielberg - Ma allo stesse tempo sono consapevole del fatto che una risposta "occhio per occhio" non risolve niente. Al contrario crea un ciclo perpetuo di rappresaglie». «In Medio Oriente vi è stata per decenni una situazione, senza uscita, di sangue per sangue - ha aggiunto il regista di "Schindler's List" - La domanda più importante è: quando finirà? E l'altra domanda importante è: come si può aiutare a farla finire?». La scena chiave del film, per Spielberg, è quando i capo dei killer israeliani ed il suo corrispettivo palestinese hanno la possibilità di parlarsi a vicenda, in una situazione non aggressiva, spiegando le rispettive ragioni. È qui che il personaggio palestinese trova lo spazio per fare un convincente appello alla necessità di creare una patria per la popolazione palestinese. «L'unica cosa che può risolvere questa disputa è un dialogo tra menti razionali - sottolinea Spielberg - Lunghe conversazioni e spiegazioni portate avanti fino a che non si siano raggiunti dei risultati». "Munich", senza la scena chiave del dialogo tra l'israeliano ed il palestinese, «sarebbe solo un film alla Charles Bronson, buoni contro cattivi, ebrei che ammazzano arabi, senza alcun contesto - spiega il regista - Non avrei mai accettato di fare un film del genere. Avrei lasciato il compito a qualcun altro. Qualcuno più coraggioso di me». Il film sulla strage di Monaco era già stato proposto a Spielberg molti anni fa dalla produttrice Kathleen Kennedy, ma lui aveva sempre rifiutato. Nel 1999 la Kennedy era tornata alla carica strappando a Spielberg almeno la promessa che avrebbe preso in considerazione la cosa. Ma due anni dopo, con la strage dell'11 settembre, tutto era tornato in alto mare: Spielberg riteneva che un film su Monaco avrebbe creato dei collegamenti che non giudicava opportuni. Più recentemente il regista si era detto pronto a fare il film, ma le prime tre sceneggiature ricevute non lo avevano soddisfatto. Anche se gran parte del film racconta fatti veramente accaduti Spielberg ha insistito perchè la pellicola recasse la dicitura "Ispirata da eventi reali", per ammonire sin dall' inizio gli spettatori che alcune delle cose mostrate in "Munich" sono frutto della fantasia di Kushner e di Spielberg. In una delle scene finali del film si intravedono, appena un attimo nel corso di una panoramica di Manhattan, le Torri Gemelle: è una visione fugace che mette però i brividi. «Non potevo fare a meno di mostrarle», afferma il regista.

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