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di TIBERIA DE MATTEIS UNA SIGNORA della scena come Valeria Moriconi è sempre sottratta ...

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Una voce fresca, incisiva che a dispetto dei suoi settantaquattro anni le consentiva di incarnare qualunque sfumatura emotiva. Entusiasta di vivere e di lavorare, ha perduto di recente due occasioni a cui teneva con tutto il cuore come la Signora Alving in «Spettri» di Ibsen per la regia di Massimo Castri e Anne Cayssac in «Diario privato» di Luca Ronconi. La malattia non aveva intaccato però la sua voglia di tornare a calcare le scene, come ribadito in una telefonata televisiva di due mesi fa alla trasmissione di Rai Uno dedicata al teatro. Il mestiere di attrice le era connaturato. Una vocazione coltivata da ragazzina con una compagnia filodrammatica di Jesi, dove era nata nel 1931 e sostenuta dall'incoraggiamento paterno non aveva trovato uno sbocco immediato in gioventù. Sarà un invito di Lattuada a cominciare la sua carriera sul grande schermo con l'episodio «Amore in città» del film «Gli italiani si voltano» del 1953 a cui seguirà «La spiaggia». Ma il teatro sarebbe diventato il suo regno indiscusso nonostante i successi nel cinema e negli sceneggiati tv, tra i quali «Il mulino del Po», «Resurrezione», «Bisbetica domata», «Santa Giovanna». Segnata dall'incontro con Eduardo De Filippo, da lei ricordato con infinito affetto a distanza di anni, si dimostrerà presto in grado di spaziare fra personaggi classici e contemporanei senza pregiudizi e con contagiosa vitalità. Scelta da Visconti nel 1960 per il ruolo di Mina ne «L'Arialda» di Testori che venne poi censurata nelle repliche milanesi e interrotta, aveva lavorato con pazienza per meritarsi il plauso di un regista così esigente, osservando e analizzando i comportamenti delle vere prostitute per poi ripeterli sulla scena con la sua personalità. Ed era proprio con lo studio attento del reale che la curiosità di Valeria si traduceva nei personaggi che di volta in volta incontrava, libera da accademismi e compiacimenti che spesso affliggono le primedonne. Memorabile «bisbetica domata» durante il sodalizio con Enriquez, conosciuto nel '60 al festival internazionale del teatro di Bologna e diventato subito suo compagno di vita e di scena, dopo aver lasciato il primo marito Aldo Moriconi sposato nel '51, ha saputo associare la sua immagine di donna forte e sensibile alla protagonista del saviniano «Emma B. vedova Giocasta» nella versione diretta da Egisto Marcucci. La poesia struggente di quella donna surreale nella sua potenza affettiva haprobabilmente avviato l'attrice sulla strada ininterrotta di ruoli materni. Eccola poi in «Filumena Marturano» nell'86 e in «Alla meta» di Thomas Bernhard nell'89, a cui seguiranno viaggi teatrali negli orizzonti più disparati. I registi si litigheranno la sua presenza: dalla «Madame Sans-Gène» di Sardou con regia di Trionfo al pirandelliano «Trovarsi» di Patroni Griffi, da «L'interrogatorio della contesasa Maria» di Palazzeschi diretto da Marcucci al milleriano «Vetri rotti» di Missiroli. Ricevuto il premio Eleonora Duse nel 1995, incarna «La rosa tatuata» di Williams con la regia di Gabriele Vacis nel '96 e nello stesso anno approda al Teatro Greco di Siracusa nei panni di Medea. Non possiamo dimenticarla con la sua imponenza fisica e vocale riempire lo spazio piatto di quell'antica orchestra attirando la suggestione delle migliaia di persone accorse ad ascoltarla. L'esperienza l'aveva così gratificata da sentire il bisogno di tornare nella medesima cornice interpretò «Ecuba» diretta da Salveti nel '98. Irina perentoria nel cechoviano «Il gabbiano» diretto da Scaparro, Valeria fu capace di rivitalizzare una commedia storica come «La nemica» di Niccodemi nella versione proposta da Missiroli nel 2003 e fu felice di aderire alla lettura trasgressiva del pirandelliano «Questa sera si recita a soggetto» di Castri in cui caratterizzava una Signora Ignazia che rimarrà scolpita nella storia del nostro palcoscenico. Troppe eroine attendevano di prendere corpo e anima attraverso la sua grinta espressiva e non ci resta che immaginare come avrebbe potuto renderle eterne con il suo vivido

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