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La giovane samaritana di Kim Ki-duk ha ben poco di evangelico

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PRIMA VISIONE

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KIM Ki-duk, il n. 1 del cinema coreano, prima di «Ferro 3», premiato l'estate scorsa alla Mostra di Venezia, aveva realizzato questa «Samaritana», presentata e premiata al Festival di Berlino nel febbraio del 2004. Non chiude in sé la poesia visionaria di «Ferro 3», ma ha egualmente incanti figurativi e drammatici non dissimili dagli approdi cui di solito giunge il suo autore. Tre parti. Nella prima, una ragazzetta, ancora in età scolare, si dedica alla prostituzione, coadiuvata da una sua coetanea che tiene nota di tutte le sue prestazioni; fino al giorno in cui, sorpresa dalla polizia, si suiciderà. Nella seconda parte la ragazzetta superstite, per riscattare l'amica e se stessa, va alla ricerca di tutti gli uomini che avevano avuto rapporti con l'altra, si dà a loro ma non accetta di farsi pagare (forse per questo «samaritana», con una parafrasi piuttosto forzata del personaggio evangelico). Questa ragazzetta, però, ha un padre che, nella terza parte, si accorge delle sue imprese. Non le punisce, ma si infuria a tal segno con gli uomini cui le si accompagna che uno, nel suo furore, lo uccide. Si costituirà alla polizia dopo un viaggio con la figlia alla tomba della madre. Temi crudi, fino all'asprezza. Kim Ki-duk, che li ha svolti e poi rappresentati, li ha affidati però soltanto a climi quasi impalpabili, sorvolando sul sesso, privilegiando, nel disegno delle due ragazze, la purezza e addirittura un candore spinto fino all'incoscienza e, appena entra in scena il padre della seconda, evocando le sue vendette in modo quasi astratto, accettando segni forti solo al momento dell'omicidio che gli vediamo commettere. Con immagini nitide ma spesso abbacinate, con un senso della natura, specie nella terza parte, che è tutto un inno ai suoi colori. In cifre in cui, pur dando rilievo ai fatti, si tende quasi a stemperarli in accenti se non allusi certamente sospesi. Con il gusto lirico dell'implicito. Le due interpreti non avevano mai recitato prima. Compongono però due figurine convincenti ed intense in cui, nonostante certi loro gesti, prevale, limpida, l'innocenza.

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