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FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI - I grandi stampano in Cina e monopolizzano gli scaffali

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Salgono su un palcoscenico importante come la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e alzano la voce, chiedendo una legge per l'editoria che li protegga, appellandosi ai distributori che li discriminano, alle grosse librerie che espongono le loro proposte nel piano più basso dello scaffale o in angoli bui. Per la prima volta a Bologna, accanto a stand che fanno sfilare gli autori-divi dell'ultimo best-seller annunciato, come fa la Mondadori, a mega spazi cinematografici, come quello della Walt Disney, o divertenti come quello della Piemme, animato da Ficcanaso Squitt che indaga sul furto nell'ufficio di Geronimo Stilton, c'è anche un grande stand di nove piccole case editrici che, per la prima volta, marciano unite. Si tratta di case editrici dalle caratteristiche diverse (Città Aperta, Edizioni Corsare, E/O, MC, Nuove Edizioni Romane, Orecchio Acerbo, Sinnos, Editions du Dromadaire, Zoolibri), che pubblicano in media una dozzina di titoli l'anno, ma tutte impegnate nella conquista di piccole nicchie di mercato rimaste libere attraverso trovate originali e di qualità. «La prova del nove» è il nome di quest'alleanza, che condivide uno spazio sia al padiglione della Fiera sia a Docet, la rassegna dedicata al mondo della scuola e dell'educazione che si è aperta ieri. «Non abbiamo i mezzi dirompenti dei grandi - spiega Gabriella Armanda, editrice delle Nuove Edizioni Romane, che a Bologna presenta la nuova collana Colpi di scena, dedicata al teatro - ma facciamo un grande lavoro di qualità, di passione, incontrando enormi difficoltà nel mercato bombardato dalla pubblicità». «Editore e libraio sono sempre più lontani e noi piccoli rischiamo di soffocare» si sfoga Giovanni Nucci dei E/O. «Ci salvano le librerie specializzate per ragazzi, come la Giannino Stoppani di Roma e Bologna - gli fa eco Fausta Orecchio di Orecchio Acerbo - Nelle grosse catene c'è un coordinamento centrale che sceglie i nuovi titoli e noi veniamo sempre esclusi». A pochi passi dai ribelli c'è lo stand della casa editrice romana Lapis dove, fra le novità, c'è un libro per i più piccoli, la cui storia si dipana solo attraverso le immagini: «Ho trovato un pettirosso». Ma quanto incide una bella illustrazione sul costo del libro? «Molto, ma questo libro lo abbiamo comprato dalla Spagna e così abbiamo speso di meno - spiega Rosaria Punzi, una delle due editrici della Lapis - ma è un'eccezione. I costi sono altissimi per un libro prodotto interamente in Italia». Guarda caso molti libri dei giganti sono stampati in Paesi, come la Thailandia o la Cina, in cui la manodopera ha costi irrisori. «Mancano gli incentivi, la tutela per gli editori italiani che producono libri di qualità - continua la Punzi - E la legge sull'editoria è così labile. Da noi non esistono leggi che tutelano il patrimonio artistico e culturale, come avviene altrove. In Francia lo Stato acquista dall'editore un'alta percentuale di libri per ragazzi stampati da case editrici di qualità e li distribuisce alle scuole, nelle biblioteche. Forse saremo considerati solo quando diventeremo una specie in via di estinzione». E il rapporto con le librerie? «Arrivare in quelle della Mondadori è praticamente impossibile - aggiunge l'editrice della Lapis - dato che vendono quasi esclusivamente i loro marchi. Alla Feltrinelli acquistano al massimo due copie per ogni novità, che negli scaffali sono un moscerino in confronto alle enormi pile dei loro libri. Non parliamo poi dell'effetto che hanno su di noi le loro campagne di sconto». Anche Interlinea combatte la sua piccola battaglia. Con la collana Le Rane, dedicata all'infanzia, punta alla qualità dei testi di autori italiani e alla scelta ecologica della carta, prodotta riciclando le alghe della laguna di Venezia. I tratti distintivi di Carthusia sono invece i formati maxi e strani, l'attenzione per la natura e

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