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Tante puntate sdoppiano la personalità

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Il rischio di immedesimarsi in una personalità non propria è talmente reale che spesso un attore può ritrovarsi, suo malgrado, ad agire e pensare nel medesimo modo del personaggio interpretato. «Stiamo creando dei mostri», afferma il psicoantropologo Massimo Cicogna, direttore dell'IPSA, Istituto di Ricerca di Psicologia Analitica. Cicogna sottolinea la normalità della presenza, in ciascuno di noi, di vari atteggiamenti in diverse condizioni. È consuetudine, ad esempio, utilizzare un linguaggio differente in famiglia o nel lavoro. Serve per mettere alla prova la capacità di ognuno nell'adeguarsi a varie situazioni. Ma per i protagonisti delle soap opera l'analisi, dice Cicogna, assume una connotazione più pericolosa: gli attori a lungo andare posso rischiare addirittura delle vere e proprie crisi di ansia, di imbarazzo, dinanzi ai ruoli in cui si calano e che finiscono per condizionarli. Non è da sottovalutare la considerazione che i personaggi interpretati non esistono realmente, ma vivono una esistenza da fiction che, a lungo andare, può occupare sempre più spazio nella vita vera dell'attore. Insomma quello dell'interprete a lunga serialità si avvia proprio a diventare un mestiere a rischio. I protagonisti storici di «Beautiful» si sono calati nei propri personaggi per 4.330 puntate. Quelli di «Un posto al sole» per più di 1600. È normale che ad un certo punto, si senta il bisogno di cambiare ruolo e riappropriarsi della propria personalità. Mar. Cat.

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