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di CARMEN GUADALAXARA SANREMO — Eccola Simona Ventura.

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Sul volto di Si-mona, come la chiama Paola Cortellesi, sono visibili i segni di una stanchezza, da tour de force festivaliero, che però riesce a mascherare con la sua grinta. Un altro Sanremo? «Ora vorrei finire questo.... Adesso come adesso mi sembra prematuro parlarne. Intanto devo terminare il Festival. Domenica dovrò condurre "Quelli che il calcio". Se lunedi sono ancora viva ne parliamo». Delusa per gli ascolti? «Neanche per sogno. Certo sono calati. Se qualcuno vuole, si puo anche infierire, ma sul nostro lavoro non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo fatto tutto il possibile con i mezzi a nostra disposizione. Credo che siamo riusciti a presentare un prodotto di qualità. Quando si rinnova ci può essere l'eventualità che si vinca o si perda. L'esito di un cambiamento puo avere un risultato immediato oppure lungo termine. L'auditel è importante, ma non può bloccare tutti i tentativi di innovazione. In questo Festival si è puntato sulla qualità e si è cercato anche di portare alla ribalta artisti di grande valore ma poco conosciuti. Sapevamo di correre dei rischi. Infatti manifestazioni di big come il Festivalbar fanno il 17-18% di share». Ma se la strada è giusta all'inizio non ci dovrebbero essere subito i primi risultati? «Non sempre è cosi. Le "Iene" il primo anno furono un disastro tanto che Mediaset le voleva chiudere. E ha fatto bene a non farlo perchè qualche mese dopo è diventato il programma dell'anno. Invece "L'Isola dei Famosi" ha avuto fortuna fin dall'inizio. Ma non è la regola. Non sempre va cosi. Quindi mi auguro che questo esperiemnto sia l'inizio di un percorso per salvare la musica italiana». Crede di aver spianato, la strada ai suoi successori? «Me lo auguro. Perchè ho cercato sempre di produrre cose nuove non preoccupandomi di essere poi io a sfruttare l'eventuale successo delle mie idee. Certamente l'idea di essere riuscita ad aprire una strada nuova mi lusinga. L'importante è riuscirci». Però ci sono state delle contestazioni sulla capacità di "Quelli che il calcio" di condurre un avvenimento come Sanremo. Avreste dato troppa importanza allo spettacolo e meno alle canzoni. «Noi siamo così. Se volevano un altro modo per condurre il Festival potevano chiamare qualcun'altro. Inoltre questo non sarà stato il Festival di Castrocaro ma molti cantanti non erano conosciuti dal grande pubblico». Anche nella conferenza stampa qualcuno ha rilevato che aver puntato sulla qualità può aver penalizzato gli ascolti. Non crede che questo sia un errore? Si possono sposare qualità e ascolti? «Certamente. Si possono sposare, anche se è difficile per il pubblico. E soprattutto per quello italiano che è un popolo di conservatori».

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