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Un dramma a lieto fine raccontato senza retorica

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In effetti la vicenda raccontata, nello svolgersi degli avvenimenti, ha mostrato credibilità ed una ricostruzione puntigliosa dell'epoca storica in cui è ambientata. Da sottolineare anche l'attenta regia di Giacomo Battiato che ha seguito tutte le drammatiche fasi del racconto senza enfatizzare in maniera retorica e stucchevole l'evolversi dei vari colpi di scena. La Mezzogiorno è Maria, una madre coraggio che cerca di organizzare la fuga degli ebrei attraverso i fondi presenti su banche svizzere. Nell'imminenza dell'arresto sfrutta la prodigiosa memoria del figlio Thomas facendogli imparare a memoria nomi e codici cifrati. Tutto il cast ha risposto con slancio immedesimandosi nei propri ruoli senza sbavature, cercando di evitare ingenuità e recitazione sopra le righe. Nel ruolo di Miguel il giovane che proteggerà il piccolo Thomas, c'è un altrettanto convincente Giorgio Pasotti alla sua prima apparizione televisiva dopo la conclusione di «Distretto di polizia». L'unico appunto da muovere alle due puntate della fiction consiste in una certa atmosfera ansiogena nella quale è immersa dall'inizio alla fine e nella scelta di un finale tutto sommato positivo rispetto alla drammaticità degli eventi. Un finale, per il cui raggiungimento, si dovrà pagare un prezzo particolarmente alto che passerà attraverso la morte di personaggi positivi. E che assume l'aspetto di un vero e proprio messaggio di speranza al quale, visti i tempi che corrono, gli autori non hanno voluto rinunciare. Mar. Cat.

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