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Esagerata la violenza di Tarantino

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SANGUE a schizzi, a spruzzi, a fiumi. Teste e braccia mozzate, una successione quasi ininterrotta di arti marziali praticate con la spada, dei furenti fumetti giapponesi trasformati in disegni animati per moltiplicarne l'orrore... Quentin Tarantino, al suo quarto film, non ha badato a spese e rifacendosi ai film di Hong Kong sul kung fu ha messo in moto una storia più che cruenta con al centro una donna terribile vittima di una congiura del marito e, rimasta miracolosamente in vita dopo quattro anni di coma, pronta adesso a vendicarsi facendo morire una dopo l'altra tutte le donne, altrettanto terribili, di cui il marito si era servito per attuare il suo piano criminoso. Ecco così, una dopo l'altra, queste donne — con i loro nomi segnati su un taccuino, per cancellarli a vendetta compiuta — scontrarsi, naturalmente a sangue, con la vendicatrice rediviva. Fino a un macello finale che però, per il momento, non ci farà imbattere nel marito assassino al quale, come il «Volume I» del titolo avverte, sarà presto destinato un altro film. Chiasso e fracasso, musiche rimbombanti, ritmi quasi sempre mozzafiato, come vuole il genere. Certo con dei meriti cinematografici (Tarantino, si ricordi «Pulp Fiction», non è l'ultimo venuto) e con il gusto di citare spesso, anche nei modi, i film cinesi e giapponesi sul kung fu, ma volutamente senza mai il senso della misura: anche quando, per fingere di non inorridire troppo, la sequenza con più sangue è proposta in bianco e nero. Al centro, come vendicatrice, Uma Thurman, con mimica feroce e dei piedi maschili in primo piano molto brutti. G. L. R.

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