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di ENRICO CAVALLOTTI CHI già ad arrostir le chiare e lasse chiappe su la rena; chi in coppa ...

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Sta di fatto che al Teatro dell'Opera di Roma, l'altrieri a sera, di pubblico musicofilo ce n'era poco. Poco assai. Talché da noi quasi si provò un po' d'amarezza; un po' di vergogna nei confronti della formidabile «European Union Youth Orchestra» capitanata dal rinomato Vladimir Ashkenazy. Eccellentissimo, si sa, fra i pianisti contemporanei, costui a noi non c'ha mai del pari persuasi nelle piú delicate vesti del direttore sul podio: vago ed accademico, non di rado. Il concerto sinfonico segnava l'avvio della tournée estiva intesa a festeggiare il giubileo d'argento della stessa compagine orchestrale, essendo Roma la metropoli scelta ad onorare il semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea. Le giovani musiciste indossavano un abito azzurro Europa, ed una sciarpa azzurra con le stelle d'oro a ricordo del vessillo comune. Chi avrebbe mai saputo distinguere, fra quei giovani benemerenti, italiani da tedeschi, belgi da olandesi? Dinanzi agli occhi avevamo il simbolo d'una comunità infine riunita ed armonizzata. Oggi, quelli dello Stivale, si sentono tutti italiani, e come per vezzo si specificano chi umbro, chi lombardo-veneto, chi siculo. Speriamo che in un domani non troppo rimoto, da Londra ad Atene, da Lisbona a Varsavia ci dichiareremo e ci sentiremo tutti europei: commettendo ad ulteriori e marginali analisi l'appartenenza alle consunte nazionalità. Il concerto europeo s'è avviato coll'esecuzione (omaggio alla capitale ospite) de «Le Fontane di Roma» di Respighi, ove piú si sono evidenziati il cristallino rigore del suono sinfoniale ed il nitore e la precisione dei timbri della formazione. È succeduto il moscerello «Concerto per violoncello e orchestra» di Edward William Elgar, pencolante fra lisi romanticismi di maniera, stinti neoclassicismi e piú stinte idee inventive, che giusto la possanza del formidabile violoncello del giovine cinese Jian Wang s'è studiata di parzialmente riscattare: ove possibile. Per lui un subisso d'applausi - da lui due rigorosi bis bachiani. (Ma non s'era trovato sul mercato un solista europeo di vaglia ?). All'insegna dell'enfasi e del clangore la chiusura dell'accademia, con la voluminosa vacuità della «Symphonia domestica» di Richard Strauss.

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